Biblioteca sociale di Ripoli: va in scena "Miss Sarajevo 1993" di e con Alice Bachi, tratto da un testo di Federico Guerri

Ripoli
Domenica, 29 Gennaio 2017

Com'è vivere in una città assediata? cosa significa avere vent'anni o poco più nella Sarajevo del 1993, devastata dalla guerra Serbo-Bosniaca? Spesso si sente dire che da settant'anni "non ci sono guerre in Europa": fatto sta che poco più di venti anni fa, a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, nella ex-Jugoslavia, si compiva una delle guerre più sanguinose, cruente e devastanti che il suolo europeo abbia conosciuto. I ragazzi di Sarajevo, come quelli di Parigi, Londra, Roma e, perché no, anche Cascina, si mettevano i jeans, ascoltavano i Nirvana e andavano nelle discoteche. Poi a Sarajevo non fu più possibile, perché arrivò la morte. Miss Sarajevo 1993 è il monologo interpretato dalla bravissima Alice Bachi, tratto dal testo di Federico Guerri To be (or not to be) – Miss Sarajevo Assediata. Lo spettacolo è andato in scena ieri sera in un contesto desueto ma non per questo privo di fascino o "meno teatrale": la Biblioteca Sociale di Ripoli, fondata dall'associazione Looking4. Teatro è ovunque, fare teatro è sempre possibile. Una cinquantina di persone hanno riempito lo spazio e hanno assistito emozionati allo spettacolo.

Miss Sajevo 1993 è il monologo ultimo e disperato di Aida, giovane e bella ragazza serba, che si ritrova a dover vivere constantemente al riparo dei cecchini, che mirano indiscrimitamente ai passanti per strada, mietendo vittime innocenti. Aida vive senza acqua, senza luce, con la paura di morire da un momento all'altro, con i caschi blu dell'ONU che ci sono e non ci sono. Proprio uno di questi terribili cecchini l'ha centrata nel suo mirino e lei è costretta a ripararsi nella Vijecnica, la grandiosa biblioteca di Sarajevo, una delle più antiche e ricche d'Europa, crocevia della cultura occidentale, slava ed orientale, che arrivò, nelle fasi più dure dell'assedio, ad essere bombardata fino a centoventinove volte al giorno. L'odore di bruciato della carta dei libri non salvati si mescolava al candore della neve. Un ultimo monologo disperato, forte, tra allucinanazione e realtà, col cecchino che non la perde mai di vista. Magari era un ragazzo, prima dell'assedio, incrociato in qualche ristorante, all'università: ora imbraccia un fucile ed è pronto ad uccidere follemente senza pietà, in nome della paura del diverso.

Un bello spettacolo, duro, diretto. Fa luce su uno dei teatri di guerra ancora poco raccontati e conosciuti. Prossimo appuntamento il 18 febbraio con Die Pannetratto da un testo di Friedrich Dürrenmatt, sempre alla Biblioteca Sociale di Ripoli  (Via Santa Lucia, 71). 

Il potere della volontà di chi si impegna per costruire tessuti, spazio sociale e creatività. Partendo con poco, arrivando lontani.

 

 

jacopo.artigiani