Enrico Del Guasta, cascinese morto a Marcinelle l'8 agosto 1956 (fotogallery)

Pettori
Venerdì, 5 Agosto 2016

Il prossimo 8 agosto ricorrono sessanta anni dal tragico disastro nella miniera di carbone a Marcinelle in Belgio: 262 vittime di cui ben 136 furono italiani immigrati, provenienti dalle zone più povere del nostro paese

Anche Cascina ricorderà quel giorno del 1956, tra le vittime di quel disastro c’era anche un cascinese, Enrico Del Guasta. Lunedì mattina alle ore 8:00 si svolgerà una cerimonia ufficiale presso il cimitero comunale di Pettori , dove è sepolto, alla presenza dei familiari   del Vicesindaco di Cascina, Michele Parrini.

La storia di quest’uomo è unica e al tempo stesso comune a molti altri italiani che hanno vissuto quegli anni a cavallo tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni della ricostruzione di un paese distrutto. “Mio padre fu in pratica quasi costretto ad emigrare e colse l’occasione che gli dette l’accordo che fu stipulato tra l’Italia e il Beglio nel 1946: l’invio di 50.000 lavoratori italiani in cambio di rifornimento di carbone”,  ci racconta il figlio Umberto Del Guasta che da anni raccoglie le testimonianze su quella che fu una delle più gravi tragedie minerarie d’Europa di tutti i tempi. 

Enrico Del Guasta, nasce a Cascina nel 1920, fedele ai suoi valori, nel 1943, al momento dell’armistizio,  da militare di un esercito allo sbando, decise di schierarsi dalla parte della lotta di liberazione contro l’occupazione nazista dell’Italia.

Prese parte alla Resistenza col nome di Comandante Franz  del distaccamento “Balducci” delle Brigate Garibaldi. La zona operativa era quella di Fossombrone. Città in cui rimase anche dopo la liberazione.

Ma Del Guasta era comunista, fu uno dei fondatori del PCI a Pesaro, scelta che gli procurò ostacoli nella ricerca di un lavoro per lui e la sua famiglia. Al momento in cui l’Italia lanciò il “manifesto rosa”, l’appello ai cittadini italiani che avrebbero voluto andare a lavorare in Belgio.

Enrico Del Guasta si trovò quasi costretto a scegliere quella strada: in quanto comunista non riusciva a trovare lavoro e le autorità locali gli chiesero di scegliere o un bel passaporto per il Belgio o la mancanza di lavoro in patria. Assieme a lui andarono a Marcinelle molti italiani provenienti dalle zone più povere del paese: Sud Italia, Abruzzo, Triveneto.  

Ben 44.000 dei 63.000 minatori stranieri erano italiani. Enrico aveva già quattro figli: Libero, Gianfranco e Graziella e Umberto.

La famiglia si trasferì nel villaggio di Sart Saint Nicholas, in alcuni edifici di un ex campo di concentramento tedesco. La maggior parte degli abitanti erano italiani, “Non stavamo male a Marcinelle, eravamo si molto poveri, ma tra tutti c’era molta solidarietà, ricordo ancora quando qualcuno ritornava dall’Italia con pacchi di prodotti,  si divideva tutto, era una grande festa”, ricorda Umberto Del Guasta.

Enrico fedele ai suoi principi e ai suoi ideali si adoperò molto per organizzare i minatori  e rivendicare luoghi di lavoro più sicuri e l’affermazione di diritti all’epoca inesistenti. “C’è un libro, Per un sacco di carbone, edito dalle ACLI del Beglio, in cui viene riprodotto il manifesto di fondazione di un Circolo Operaio (nella fotogallery), tra i tre promotori c’è anche mio padre.

Il documento è datato 21 luglio 1956, 19 giorni prima della tragedia. Come a dire che mio padre e gli altri sapevano bene che in quelle miniere tornare in superficie vivi era ogni giorno una scommessa. Pensi che le famose porte tagliafuoco all’interno della miniera erano in legno. E pochi giorni prima era avvenuto un altro grave incidente in un’altra miniera dove erano morti tra gli altri, sette italiani e il governo del nostro paese aveva anche protestato con la minaccia di far rientrare in Italia tutti i nostro lavoratori, viste le condizioni di lavoro a cui erano costretti”, ci racconta ancora Umberto.  E l’8 agosto del 1956 avvenne la tragedia, il corpo di Enrico Del Guasta fu ritrovato solo dopo circa un mese e mezzo dalla disgrazia e riconsegnato ai familiari che lo seppellirono a Pettori, paese d’origine.  Una storia che non si deve assolutamente dimenticare, una memoria che ci deve far  riflettere su ciò che è stato e su quello che non deve più essere.

Il ricordo della tragedia di Marcinelle proseguirà nel pomeriggio proprio nella sede di Punto Radio, alle ore 17 con la presentazione del libro “Cuori nel pozzo” di Roberta Sorgato, che ripercorre quei momenti prendendo spunto dal ricordo di suo padre, Giovanni Queregnon, che perì in un incidente in miniera il 2 febbraio del ’56.

luca.doni