I 10 anni della casa famiglia di Pontasserchio

San Giuliano Terme
Lunedì, 7 Novembre 2016

Pensare alle politiche di inclusione delle persone con disabilità, cercare alleanze basate sui diritti, sulla responsabilità, sulla concretezza, sulla sostenibilità senza attendere tempi generazionali. Questo è l’intento dell’incontro promosso dalla Cooperativa Sociale Paim che ha visto nella mattina di sabato 5 novembre al teatro Rossini di Pontasserchio confrontarsi sul tema “futuro e qualità di vita del disabile“ professionisti del campo medico sanitario.

“E’ motivo di orgoglio per noi avere una struttura come la casa famiglia di Pontasserchio nel nostro territorio che quest’oggi è arrivata a festeggiare il suo decennale; interviene il Sindaco di San Giuliano Terme, Sergio Di Maio, dopo un periodo di miopia e scetticismo siamo giunti a una grande conquista vedendo finalmente il Dopo di Noi farsi legge e mi sento oggi di ringraziare la Cooperativa Paim che ha dimostrato di essere capace di guardare in prospettiva investendo e credendo in primo luogo sulla persona come obiettivo principe”.

“Dobbiamo continuare a camminare verso programmi e interventi innovativi volti a favorire l’indipendenza della persona disabile ascoltando sempre i bisogni e le necessità emergenti, afferma il Presidente della Cooperativa Paim, Giancarlo Freggia, perché se è vero che un’ evoluzione normativa c’è stata, è anche vero che è necessario continuare a lavorare per aumentare  i livelli di qualità della persona disabile entrando nella sua ottica a 360°, indagando i suoi bisogni reali e ipotetici per valorizzarne i nodi focali in tempo reale”.

Puntuale l'intervento della direttrice dei servizi sociale della USL Nord-Ovest Laura Brizzi: “Esiste un’etica e una deontologia dell’informazione e della comunicazione su cui bisogna investire. Manca, ad oggi, un nuovo umanesimo della disabilità, che ci porti a vedere le persone disabili con naturalezza, perché è naturale che ci siano persone più abili e persone meno abili. È come se vedessimo la diversità come un elemento negativo da cui fuggire e l’adultità della persona disabile come un obiettivo difficilmente raggiungibile e non come una meta sicura. Anche l’informazione che passa o dalla commiserazione o dal sensazionalismo in realtà rifugge da una vera visione di quella che è la realtà delle persone disabili, una realtà fatta di gioie, dolori, capacità. Bisognerebbe allora fare un passo oltre, investendo su una cultura non delle persone disabili bensì su una cultura delle persone che si ritengono abili e che invece dovrebbero ripensare a quei modelli stereotipati che nella società odierna non lasciano spazio ad alternative: dobbiamo abbracciare questo passaggio culturale abbattendo le barriere stantie della società e aiutare così la persona disabile nel determinarsi nelle sue scelte, di gruppo e personali” 

Infine l'intervento di Federico Vanni, collaboratore di ricerca TeCIP SSSUP del Sant’Anna: Un aiuto concreto può arrivare anche dal progresso tecnologico, il quale rappresenta un’opportunità di modifica radicale nel progetto di vita di una persona disabile fornendo strumenti e supporti efficaci nello studio, nell’apprendimento, nella comunicazione e nell’autonomia. “ Valorizzare le tecnologie di oggi per un futuro più umano capace di ascoltare i bisogni inespressi della persona disabile aiutandolo a migliorare la qualità della vita è la sfida che la robotica ha lanciato con se stessa: creare ambienti virtuali intelligenti capaci di carpire attraverso dei sensori lo stato emotivo della persona e utilizzare dispositivi in grado di trasformare concetti astratti in richieste concrete è il compito  delle tecnologie assistite che possono essere utilizzate non solo sul piano assistenziale ma anche per garantire un livello di efficienza notevole. Inoltre, – continua l’ingegnere Vanni – grazie all’utilizzo di robot con capacità cognitive/percettive la persona con disabilità sarà guidata nel corretto funzionamento delle sue azioni”. 

massimo.corsini