Addio a Sergio Lorenzi, lo chef che portò Pisa nel mondo
Dall’infanzia segnata dalla guerra alla Stella Michelin: da "Buzzino" a Villa di Corliano, scompare l’inventore della Tagliata e uno dei grandi pionieri della cucina italiana contemporanea
Il mondo della gastronomia perde una delle sue figure più rappresentative. È scomparso Sergio Lorenzi, chef pisano capace di attraversare la storia d’Italia, dal dopoguerra alle vette della cucina internazionale, lasciando un segno profondo e duraturo. Inventore della celebre Tagliata, Lorenzi è stato tra i primi a trasformare la tradizione culinaria italiana in un linguaggio universale, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
La sua è stata una vita segnata dalla resilienza. Nato in un Paese ferito dalla guerra, raccontava spesso l’infanzia trascorsa tra le macerie, quando da bambino si arrangiava per aiutare la famiglia recuperando polvere da sparo dai proiettili inesplosi. Un’esistenza che avrebbe potuto interrompersi tragicamente: durante il conflitto era sfollato con i familiari a La Culla, ultimo borgo prima di Sant’Anna di Stazzema, e scampò per un soffio all’eccidio nazista del 12 agosto 1944. Un evento che portò sempre con sé e che contribuì a forgiare il suo carattere determinato.
Il talento di Lorenzi si affermò presto. Dopo le prime esperienze allo storico ristorante Buzzino, dietro Piazza dei Miracoli, e le sperimentazioni nei pressi di Piazza Santa Caterina – dove nacquero piatti diventati iconici come le penne alla zingara e gli spaghetti alla disperata – arrivò la consacrazione sul Lungarno Pacinotti. Il ristorante “Da Sergio” divenne un punto di riferimento internazionale, frequentato da artisti e personalità come David Bowie, Lady Bird Johnson, Gigi Proietti ed Eduardo De Filippo. Nel 1978 arrivò la Stella Michelin, mantenuta fino alla chiusura del locale.
Profondamente legato a Pisa, Lorenzi fu anche consigliere comunale nel 1985, portando la propria esperienza di uomo della società civile nelle istituzioni. La sua carriera lo condusse inoltre in Liguria, dove insieme a Gianni Malagoli guidò lo storico Pitosforo di Portofino, curando una cantina considerata allora tra le più prestigiose d’Europa.
Definito il “primo ambasciatore della cucina italiana nel mondo”, Lorenzi intrecciò rapporti con maestri come Paul Bocuse e Katsuo Furuya, fondò l’ORPI – Ordine Ristoratori Professionisti Italiani e promosse gemellaggi gastronomici tra Italia, Giappone, Stati Uniti e Brasile. Cavaliere della Repubblica, cucinò per i Presidenti della Repubblica da Gronchi a Napolitano e affidò la propria eredità culturale anche alla scrittura, con tre volumi: A tavola in Toscana (1978), La cucina di Sergio Lorenzi (2015) e La Tagliata (2018).
A ricordarlo è lo chef Giuliano Taccetti: «Se oggi la cucina italiana è celebrata globalmente, è grazie a giganti come Sergio Lorenzi che hanno saputo valorizzare i prodotti del territorio portandoli sui palcoscenici più prestigiosi del mondo».
Con la sua scomparsa, l’Italia perde non solo un grande chef, ma un testimone della propria storia, un uomo capace di trasformare il sacrificio in talento e la passione in arte.

