Campo da basket in via Maccatella, Petrucci e Trapani chiedono di rivedere il progetto
Il vicepresidente del Consiglio regionale di Fratelli d'Italia e il capogruppo del Partito Democratico e consigliere regionale, pur con motivazioni diverse, invitano il Comune di Pisa ad aprire un confronto con residenti e associazioni
Il progetto del nuovo campo da basket in via Maccatella continua ad alimentare il confronto politico a Pisa.
Dopo le proteste dei residenti, anche il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana Diego Petrucci (Fratelli d'Italia) e il capogruppo del Partito Democratico Matteo Trapani chiedono all'amministrazione comunale di sospendere l'intervento e avviare un confronto con cittadini e associazioni, sollevando dubbi sulla scelta dell'area e sull'impatto urbanistico e ambientale dell'opera.
Ha scritto Diego Petrucci, vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana.
“Sulla realizzazione del nuovo campo da basket di via Maccatella invito la Giunta a fare un passo indietro, fermarsi e ascoltare le istanze dei residenti. Si tratterebbe dell'ennesimo impianto di cui i cittadini non sentono il bisogno, considerando che nell'arco di soli 500 metri esistono già ben due strutture analoghe. È una scelta che mi lascia forti perplessità: a fronte della calura eccezionale e delle roventi giornate estive di questi mesi, sarebbe senz'altro preferibile tutelare il suolo e il verde pubblico mentre i campi da basket essendo realizzati in cemento e vetroresina contribuiscono al consumo di suolo.
Ci tengo però a fare soprattutto una riflessione di carattere sociale e culturale. Perché Pisa dovrebbe continuare a veder spuntare come funghi questi campi da basket all'aperto? Diciamolo chiaramente: questo sport non appartiene storicamente alla nostra cultura, alle nostre radici e alle nostre tradizioni d'aggregazione, e i ragazzi che lo praticano con continuità sul territorio rappresentano una percentuale ristretta.
La rincorsa a realizzare in ogni quartiere 'playground' all'americana è solo il frutto di un'omologazione culturale acritica che ci arriva dagli Stati Uniti. Un modello d'importazione che pretende di sostituire i nostri spazi tradizionali d'incontro con stereotipi esterofili, ai quali, purtroppo, nemmeno la nostra amministrazione sembra essere immune. Invece di valorizzare la nostra identità e creare luoghi di socializzazione autentici, a misura delle famiglie e della nostra storia, ci appiattiamo su tendenze d'Oltreoceano che nulla hanno a che fare con la vocazione dei nostri quartieri. Gli sport aggregativi che hanno fatto e stanno continuando a fare la grandezza della nostra Nazione sono tantissimi, perché attingere a questi modelli culturali esterofili?
Infine, vorrei fare una ulteriore valutazione in merito all’impatto acustico di questi campi. I playground sono realizzati su superfici rigide. Il continuo rimbalzo del pallone produce un rumore secco e ripetitivo che può protrarsi per molte ore al giorno, creando disagi soprattutto quando gli impianti sono collocati a ridosso delle abitazioni. Un problema che, per esempio, non ci sarebbe con un campetto da calcio, specie se realizzato su erba naturale o sintetica, che genera un impatto acustico inferiore.
Rivolgo un appello alla Giunta: si fermi e ascolti i residenti. Non ci sarebbe niente di male nel dire ci abbiamo ripensato. Sarebbe bello coinvolgere i residenti e soprattutto i giovani e le famiglie per comprendere quali siano le loro reali esigenze in merito a quello spazio. Mi metto fin da ora a disposizione per lavorare insieme ad una soluzione condivisa”. Lo scrive in una nota il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Consiglio regionale toscano Diego Petrucci.
Ha scritto Matteo Trapani, capogruppo PD e consigliere regionale della Toscana.
«La mobilitazione dei cittadini, delle associazioni e dei comitati contro l'intervento di via Maccatella merita rispetto e ascolto. Quando tante persone si mobilitano per difendere uno spazio verde, un'Amministrazione dovrebbe fermarsi e confrontarsi, non liquidare le loro preoccupazioni».
Così Matteo Trapani, capogruppo PD e consigliere regionale, interviene sul progetto alle Piagge.
«Il tema non è essere a favore o contro lo sport. Lo sport è socialità, salute e aggregazione. Il problema è la totale assenza di una strategia urbana: tre campi nel raggio di appena 900 metri, sacrificando altro suolo verde, dimostrano che si procede per singoli progetti senza un filo conduttore e senza una visione complessiva della città. Qui si impermeabilizza altro terreno e si aumenta il calore senza che emerga un effettivo bisogno di un ulteriore impianto proprio in quell'area.
Purtroppo non è un caso isolato. L'elenco degli interventi nei quali alberi, ombra e contrasto alle isole di calore risultano insufficienti è ormai lungo. Non da ultimo il nuovo Parco della Cittadella, dove alberi e zone d'ombra sono insufficienti rispetto alle dimensioni e alle caratteristiche dell'area, tanto che il parco rimane chiuso proprio nelle ore più calde della giornata. È il paradosso di spazi pubblici nuovi che rischiano di non poter essere pienamente vissuti proprio quando ce ne sarebbe più bisogno.
È francamente vergognoso vedere questa Giunta continuare a togliere alberi, pavimentare e impermeabilizzare spazi mentre molte città stanno facendo esattamente il contrario. Da Firenze a Genova si lavora per togliere cemento, aumentare il verde, creare ombra e restituire permeabilità ai suoli. In questi anni abbiamo proposto riforestazione urbana, interventi di urbanistica tattica e sostenibile, analisi delle isole di calore e individuazione delle aree sulle quali intervenire prioritariamente. A Pisa, invece, continuiamo ad assistere a progetti isolati, senza una strategia che li tenga insieme.
Per me questa vicenda ha anche un valore personale. Sono nato e cresciuto in via Viviani, dove ho vissuto per oltre vent'anni. Il Viale delle Piagge è il viale dei pisani: un polmone verde e uno dei luoghi di aggregazione più importanti della città. Vedere quegli spazi, anziché tutelati e valorizzati, interessati da interventi che considero sbagliati mi colpisce anche nel cuore.
Ci si fermi subito e si riapra una discussione vera con cittadini e associazioni. Le alternative esistono e vanno costruite insieme. Pisa ha bisogno di più verde, più ombra e più suolo permeabile, ma soprattutto di una visione capace di immaginare la città dei prossimi vent'anni, invece di procedere un cantiere alla volta».


