Case popolari, Unione Inquilini critica la Regione: “Dalla sentenza effetti pesanti sulle graduatorie”
Dopo la decisione della Corte costituzionale sulla legge toscana, l’associazione denuncia le conseguenze per molti richiedenti: punteggi cambiati e attese più incerte
A distanza di alcuni mesi dalla sentenza della Corte costituzionale che ha colpito una norma della legge regionale toscana sull’edilizia popolare, emergono le prime conseguenze sulle graduatorie per l’assegnazione delle case.
A denunciarlo è Unione Inquilini, che segnala le difficoltà di molti cittadini in attesa di un alloggio e critica l’impostazione della norma approvata dalla Regione Toscana, ritenuta discriminatoria per il peso attribuito alla continuità di residenza rispetto ad altri criteri legati al bisogno abitativo.
Ha scritto Claudio Lazzeri, segretario provinciale Unione Inquilini Pisa.
Dopo alcuni mesi dalla sentenza della corte costituzionale che ha colpito la legge regionale toscana sull'edilizia popolare, si registrano oggi i primi effetti disastrosi di una politica che non ha saputo fare da subito la cosa giusta.
Oggi, infatti, dopo alcuni mesi da quella sentenza, come associazione che opera quotidianamente con gli inquilini in attesa di.una stabilità abitativa, non possiamo che denunciare la grave difficoltà in cui con questa legge si sono messe tante persone.
La regione Toscana, guidata dalla precedente giunta Giani, aveva previsto infatti un punteggio premiale per chi dimostrava una continuità di residenza nel medesimo comune sproporzionato rispetto a tutti gli altri fattori.
Una previsione di legge discriminatoria, palesemente e noi, come Unione Inquilini, lo abbiamo sempre denunciato, avvertendo anche dei gravi rischi di incostituzionalità già rilevati, precedentemente, in relazione ai documenti richiesti alle persone straniere, anche questa altra battaglia vinta nei Tribunali di merito e davanti al giudice delle leggi.
Le nostre proteste non sono state ascoltate e la Regione, che palesemente intendeva penalizzare gli stranieri, ha finito solo per alimentare un conflitto tra persone bisognose di casa.
La Corte lo ha detto chiaramente: la continuità della residenza non può valere più di altri elementi di bisogno perché, proprio sul bisogno, dovrebbero esser fatte le politiche di accesso alle case popolari.
Non aver agito prima in questa direzione non è cosa da poco, perchè oggi succede che chi da anni ormai, anche nel Comune di Pisa, stava aspettando la casa convinto di essere in una certa posizione di una graduatoria data per definitiva, si vede cambiare il punteggio per effetto proprio di questa sentenza.
Ovviamente noi abbiamo sempre sostenuto che la legge fosse sbagliata e che questo criterio non dovesse esistere e siamo soddisfatti che la Corte costituzionale sia intervenuta per ristabilire giustizia, ma dobbiamo dirlo chiaramente: tante persone per questo si troveranno ad affrontare gravi problemi.
Ecco perché non possiamo che criticare tutto l'operato della Regione.
Anche in questa occasione ribadiamo un concetto per noi essenziale: tutte le persone hanno.diritto alla casa. Non servono trucchi, non si devono alimentare pensieri che portano a discriminare chi viene da un posto diverso dal nostro, ma si deve investire un gran numero di risorse, perché le persone che hanno bisogno non entrino in conflitto tra loro ma trovino garantiti tutte i diritti che a loro spettano.
Chiediamo quindi che Regione e Comune stanzino maggiori risorse per il diritto alla casa, con soluzione idonee ad intervenire anche per le persone che oggi vedono modificata la speranza di ottenere la casa e che vedono peggiorata una posizione in graduatoria per un'assegnazione che aspettano da tanto tempo.


