Chiusure domenicali, la posizione di Confesercenti

Economia
PISA e Provincia
Lunedì, 12 Gennaio 2026

L’associazione: dopo quindici anni di liberalizzazioni serve garantire competitività alla rete di vicinato, tra GDO ed e-commerce

Dopo quindici anni di liberalizzazioni nel commercio, la questione delle aperture domenicali non può più essere affrontata in termini ideologici. A sostenerlo è Confesercenti dell’area Valdera – Cuoio e Val di Cecina, che invita a spostare il dibattito dal “se” aprire al “come” tutelare il pluralismo della rete commerciale.

«Quindici anni di liberalizzazioni hanno rivoluzionato la morfologia della rete distributiva e modificato le abitudini dei consumatori: un cambiamento ancora in corso, accelerato dalla crescita esponenziale dell’e-commerce. Un ritorno al passato oggi, per quanto possa apparire affascinante, forse non ha senso», afferma l’associazione.

Secondo Confesercenti, gli effetti delle liberalizzazioni sono sotto gli occhi di tutti e trovano conferma nei dati: consumi in stallo, desertificazione commerciale di vaste aree, trasferimento di quote di mercato dalla rete tradizionale alla grande distribuzione organizzata, con una conseguente perdita di ricchezza e servizi in ampie porzioni del territorio.

Un quadro aggravato dalla crescita dell’e-commerce, «concentrato per il 70% in società multinazionali», che comporta «lo spostamento oltre confine di una fetta importante della ricchezza generata dal commercio».

Alla luce di questo scenario, per Confesercenti il tema delle aperture festive va riletto in modo pragmatico. «Il punto, ormai, non è stabilire se sia giusto aprire le attività commerciali la domenica e nei festivi. Il punto è come garantire il pluralismo della rete commerciale, con la compresenza delle diverse forme distributive», sottolinea l’associazione.

La rete tradizionale, spiegano ancora, si è dovuta riorganizzare: «Chi ha vantaggi dall’apertura festiva la pratica, chi non ne ha tiene chiuso. Lavorare la domenica e nei festivi è diventata una scelta di natura imprenditoriale: tanti nostri soci aprono, tanti altri no».

Più che intervenire con nuove regole sugli orari, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle condizioni di reale competitività per il commercio di prossimità, considerato un presidio fondamentale per la qualità della vita nei centri urbani e nei piccoli comuni. «Conta di più assicurare alla rete diffusa condizioni di competitività e preservare, nelle città e nei paesi, quel servizio di vicinato che produce valore non solo economico, ma anche sociale», conclude Confesercenti.


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massimo.corsini