Come eravamo. Brunetta: la voce ribelle del rock and roll italiano

Cultura
Cascina
Giovedì, 13 Febbraio 2025

All’inizio degli anni ’60 la cantante cascinese era sulla cresta dell’onda

In un'epoca dominata dalle voci maschili e dalle melodie romantiche, una giovane cantante pisana ha infranto le convenzioni, portando sul palco l'energia travolgente del rock and roll. Mara Brunetta Pacini, conosciuta semplicemente come Brunetta, è stata una delle prime interpreti femminili del genere in Italia, una pioniera che ha segnato la scena musicale degli anni Sessanta e Settanta. Oggi, nel 2025, si avvicina a un traguardo importante: il suo ottantesimo compleanno.

Nata a Cascina il 7 marzo 1945, Brunetta ha mostrato fin dall'infanzia un talento straordinario per la musica. Cresciuta in una famiglia operaia, ha iniziato a esibirsi già da bambina, vincendo il suo primo concorso musicale a soli nove anni. Il suo percorso artistico ha preso il via con piccole performance locali, fino ad attirare l'attenzione della neonata casa discografica Dischi Ricordi nel 1958.

Nel 1959 il suo debutto discografico segna l'inizio di una carriera esplosiva. Con il nome d'arte suggerito da Mogol, Brunetta ha pubblicato una serie di singoli che hanno scosso la scena musicale italiana. Tra questi, "Precipito" è stato il brano che l'ha consacrata, grazie anche all'accompagnamento de I Cavalieri, band in cui militavano artisti del calibro di Enzo Jannacci e Luigi Tenco.
Brunetta non si è limitata a interpretare brani originali, ma ha anche rivisitato classici del rock and roll, come "Tutti frutti". Il suo stile energico e scatenato l'ha portata a esibirsi accanto a grandi nomi della musica italiana, tra cui Mina e Adriano Celentano, e a recitare nel film "Urlatori alla sbarra" di Lucio Fulci (nella foto a destra Brunetta insieme a Joe Sentieri, Mina e Adriano Celentano).

Dopo una fase più melodica, Brunetta ha abbracciato il beat negli anni Sessanta, formando il gruppo i Balubas. Con loro ha conquistato il pubblico con "Baluba shake", brano con cui ha trionfato al Festival di Pesaro nel 1966 e che, a distanza di decenni, continua a essere riscoperto e reinterpretato.

La sua carriera è proseguita con successi come "Perdono" e "Dove vai?", fino a una tournée in Bulgaria nel 1971. Nello stesso anno ha inciso l'album "Carezze d'amore", dimostrando una continua evoluzione artistica e una grande versatilità musicale.

Dopo anni di successi, Mara “Brunetta” Pacini ha scelto di ritirarsi dal mondo della musica, dedicandosi all'insegnamento e alla famiglia. Tuttavia, il legame con il palco non si è mai spezzato del tutto: ha continuato a collaborare come corista con artisti come Fabrizio De André e Dori Ghezzi, e nel 1978 ha formato un duo con Gisella Fusi, incidendo una nuova versione di "Stessa spiaggia, stesso mare".

Negli anni successivi, la sua musica ha continuato a vivere. "Baluba shake" è stata inserita nella colonna sonora del film "E allora mambo!" nel 1999 e ha ispirato nuove generazioni di artisti, venendo riproposta anche da band internazionali.

E adesso, a decine di anni di distanza dalla loro uscita, i suoi dischi sono ricercatissimi dai collezionisti.

Oggi Mara Pacini è ancora attiva nel mondo musicale, seppur in una veste diversa. Fa parte della Corale Laurenziana e dell'ensemble Virtuosi Laurenziani di Mortara, oltre a suonare con la "Big Band" di Novara e collaborare con la Scuola Civica di Mortara.

Definita "la più scatenata e sottostimata interprete femminile del rock and roll italiano" dal critico Ernesto De Pascale, Brunetta ha lasciato un segno indelebile nella musica italiana. Il suo coraggio nel rompere gli schemi e la sua energia sul palco hanno aperto la strada a molte artiste dopo di lei, rendendola una figura imprescindibile nella storia del rock italiano. E nonostante l’ottantesimo compleanno alle porte, il suo impatto sulla musica continua a essere celebrato e riscoperto dalle nuove generazioni.

 


Abbiamo raggiunto telefonicamente Mara Brunetta Pacini nella sua casa di Mortara, dove si è dimostrata disponibilissima a raccontarci la sua straordinaria carriera e la sua passione per la musica.

Come è iniziata la sua carriera?
Ho iniziato da bambina. Mio padre suonava i timpani e la batteria, mentre mio fratello, che ha sette anni più di me, aveva formato il suo primo complesso musicale a Marina di Pisa, dove ci siamo trasferiti giovanissimi. Io avevo appena 7-8 anni e già cantavo con lui brani di Carla Boni. Ho vinto qualche concorso e mi hanno notata. A neanche 14 anni ho iniziato la mia professione: cantavo al Caffè Margherita di Viareggio con il maestro Morselli. Lì mi ha scoperta Crepax, l'autore di Valentina, che mi ha invitata a Milano per un contratto con la Ricordi. Poco dopo, ho partecipato al Musichiere di Mario Riva, insieme a Ghigo e Guidone, due grandi del rock dell'epoca.

Qual è stato il momento in cui ha capito di essere diventata famosa?
Non ci ho mai pensato troppo, ma sicuramente quando la gente ha iniziato a fermarmi per strada. Ricevevo decine di lettere al giorno e, durante le serate, i fan mi correvano incontro come fanno ancora oggi con i loro idoli. Affittavo auto di grossa cilindrata per gli spostamenti e mi pagavano molto bene. Era un momento magico.

Com'era essere una giovane cantante negli anni '60? Si sentiva apprezzata?
Sì, molto. Poi ho commesso l'errore di cambiare casa discografica e sono tornata al mio nome di battesimo, Mara. Il nome "Brunetta" me lo diede Mogol, ma è veramente il mio secondo nome, infatti mi chiamo Mara Brunetta Pacini. Ero scura di capelli, sempre abbronzata e piena di energia. Venivo dalla ginnastica artistica, quindi fare una spaccata sul palco mentre cantavo "Be-Bop-A-Lula" era per me una sciocchezza. Ero una rocchettara, la prima vera cantante rock in Italia.

Spesso è stata accostata a Mina. Come viveva questo paragone?
No, non scherziamo! Mina è stata la più grande. Eravamo molto amiche, soprattutto durante le riprese del film, girato proprio con Mina e Celentano, "Urlatori alla sbarra". Con me è sempre stata carinissima, quasi una sorella maggiore. Celentano, invece, era decisamente meno affabile.

Ha qualche aneddoto divertente da raccontare?
Ne avrei tantissimi! Uno in particolare avvenuto durante le riprese del film "Urlatori alla sbarra". Marcello Mastroianni, che in quel periodo stava girando La dolce vita, venne a cercarmi incuriosito da questa ragazzina che cantava rock. Mi offrì una Coca-Cola e passammo un po' di tempo a chiacchierare. Per me, che ero giovanissima, fu un'emozione incredibile conoscere un attore così famoso.

Perché si è allontanata da Cascina?
Io sono nata a Cascina, ma ho vissuto fino ai 12-13 anni a Marina di Pisa. Poi mi sono trasferita a Milano per lavoro. Facevo molte tournée, anche all'estero. Ho lavorato per anni con Fred Bongusto, girando il mondo: Filippine, Brasile, Australia... Con lui suonavo il vibrafono, il flauto e duettavo con lui nei suoi spettacoli. Ho fatto anche la corista al Festival di Sanremo insieme a lui e con Albano e Romina per "Nostalgia canaglia".

Quando ha deciso di smettere?
Dopo aver girato il mondo, ho trovato l'amore a Milano e mi sono fermata. Mio marito non mi ha mai impedito di fare musica, ma per motivi familiari, soprattutto per accudire mia madre, ho cessato la carriera. Dopo la loro scomparsa, ho ripreso a suonare e cantare. Mio marito mi diceva sempre: "Non smettere mai". Così ho ricominciato e oggi suono con diverse Big Band. Nel mio salone ho tromboni, sassofoni, vibrafoni, chitarre, violoncelli, un'arpa, una fisarmonica... Sono una vera polistrumentista!

Segue ancora la musica di oggi? C'è qualche artista che le piace?
No, tanti non li conosco neanche. I cantanti di oggi non mi piacciono. Io preferisco i musicisti, quelli che conoscono davvero la musica. Già da piccola studiavo la chitarra e la fisarmonica, ero una delle poche a leggere la musica. Ora è più facile studiare, ma resta fondamentale. Mi fanno sorridere quelli che cantano con l'autotune. Alcuni, dal vivo, sono stonati come campane!

Qual è la sua canzone del cuore?
"Baluba Shake" mi ha dato il successo, ma "Dove vai?" è quella a cui sono più legata. Avrei dovuto portarla al Cantagiro del 1967, ma per un litigio con la casa discografica la mia carriera da "Brunetta" si è praticamente chiusa. Ma tutto sommato è stata una fortuna: ho conosciuto mio marito e sono stata una donna fortunatissima.

Ha mai pensato di abbandonare la musica?
Mai! Finché la salute me lo permette, non smetterò. Il prossimo mese compirò 80 anni e farò una grande festa con i miei amici musicisti!

Qual è stata la sua esibizione più emozionante?
Ne ho fatte tantissime, ma forse le tournée all'estero sono quelle che ricordo con più affetto. Vedere il mio nome in grande sopra l'ingresso del teatro e le persone fare la fila per ascoltarmi è stato incredibile. A Toronto, in Canada, ho vissuto un'emozione unica.

Che consiglio darebbe a un giovane che vuole intraprendere questa carriera?
Studiare, studiare sul serio. Non basta sapere due accordini, bisogna conoscere bene la musica.

Se potesse tornare indietro, cosa cambierebbe?
Avrei iniziato a studiare musica molto prima, per diventare direttrice d'orchestra. Mi piacerebbe vivere altri 20-30 anni solo per continuare a studiare. Musica, musica, musica!

 

 

luca.barboni