Covid 19 pre-vaccini, lo studio del Sant'Anna analizza le prime due ondate in Italia
Un metodo statistico innovativo per interpretare mortalità, mobilità e restrizioni tra il 2020 e il 2021
Uno studio pubblicato su Scientific Reports esamina l’andamento delle prime due ondate di COVID-19 in Italia, nel periodo precedente all’introduzione dei vaccini, proponendo un nuovo approccio per l’analisi territoriale dei fenomeni epidemici.
La ricerca, condotta dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con istituzioni accademiche europee e nordamericane, utilizza tecniche avanzate di analisi dei dati funzionali per valutare il legame tra tempistica delle restrizioni, mobilità e mortalità nelle 107 province italiane.
Lo studio evidenzia come la tempestività nell'introduzione di restrizioni sia stata uno dei fattori più strettamente associati alla mortalità durante le prime due ondate della pandemia, prima dell'arrivo dei vaccini. L'analisi suggerisce che, in termini statistici, le misure restrittive abbiano contribuito in modo significativo a ridurre l'impatto dell'epidemia.
Emerge una chiara associazione statistica tra livelli di mobilità più elevati e un aumento della mortalità.
Ha scritto il Sant'Anna di Pisa.
Uno studio scientifico sulle prime due ondate di COVID-19 in Italia, quelle pre-vaccinali tra febbraio 2020 e febbraio 2021, propone un approccio innovativo per monitorare e interpretare l’andamento della pandemia a livello territoriale, offrendo strumenti utili per comprendere l’evoluzione di fenomeni epidemici in assenza di immunità vaccinale. Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, è stato condotto dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con numerosi centri di ricerca in Europa e Nord America (IBM Research Europe, Emory University, Carnegie Mellon University, Université Laval, e Penn State University).
Attraverso l’uso di tecniche statistiche non tradizionalmente utilizzate in epidemiologia, i risultati dello studio confermano l’importanza di restrizioni tempestive nel ridurre il tasso di mortalità associato alla contrazione del virus, e un nesso tra mobilità locale e mortalità in entrambe le ondate pre-vaccinali.
“Il dibattito sociale e politico su costi e benefici associati a restrizioni e controlli sulla mobilità è di fondamentale importanza, e negli anni che hanno seguito la pandemia la consapevolezza dei costi è sicuramente aumentata” dichiara Francesca Chiaromonte, professoressa ordinaria presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e coordinatrice dello studio assieme a Marzia A. Cremona della Université Laval. “i nostri risultati però, in linea con studi precedenti, suggeriscono che queste misure possono giocare un ruolo fondamentale nel ridurre l’impatto di una epidemia nelle fasi in cui i vaccini non sono ancora disponibili”.
I dati sulle 107 province italiane e l’analisi dei dati funzionali
Lo studio ha analizzato le prime due ondate di COVID-19 in Italia, utilizzando dati a livello provinciale su mortalità, mobilità, tempistica e intensità delle restrizioni governative, oltre a fattori socio-demografici, infrastrutturali e ambientali. Per affrontare i limiti di disponibilità e qualità dei dati pubblici, lo studio ha utilizzato tecniche avanzate di analisi dei dati funzionali, che consentono di individuare tendenze robuste anche in presenza di dati incompleti o rumorosi.
“Le tecniche di analisi dei dati funzionali ci consentono di confrontare fenomeni che vengono misurati in modo asincrono o su diverse scale temporali, e di incorporare sia variabili dinamiche che variabili statiche. Inoltre, queste tecniche non utilizzano le assunzioni su cui spesso si basano i modelli epidemiologici tradizionali, e quindi forniscono una prospettiva più flessibile e maggiormente informata dai dati” spiega Chiaromonte.
Le due ondate pre-vaccinali differivano in modo significativo in termini di andamenti della mortalità. Durante la prima, le curve di mortalità presentavano picchi più elevati e concentrati, mentre la seconda ondata era più diffusa e asincrona attraverso il Paese. Tuttavia, in entrambe le ondate le province italiane hanno formato tre cluster distinti: uno caratterizzato da una mortalità lieve e due caratterizzati da andamenti esponenziali intermedi e severi.
“È stato interessante notare che le località più colpite durante la prima ondata pre-vaccinale sono state tra le meno colpite durante la seconda” continua Chiaromonte. “Comprendere a fondo le cause di questa osservazione richiederebbe dati disaggregati di cui non disponiamo, ma tra i potenziali fattori si potrebbero annoverare la riduzione del numero di individui vulnerabili dopo i decessi della prima ondata, adattamenti nei comportamenti che hanno portato la popolazione ad aderire più rigorosamente alle raccomandazioni (ad esempio, distanziamento sociale e uso della mascherina) e forse anche di un certo grado di immunità di gregge”.
Restrizioni e mobilità: un ruolo chiave nel contenere la mortalità prima dei vaccini
Lo studio evidenzia come la tempestività nell’introduzione di restrizioni sia stata uno dei fattori più strettamente associati alla mortalità durante le prime due ondate della pandemia, prima dell’arrivo dei vaccini. L’analisi suggerisce che, in termini statistici, le misure restrittive abbiano contribuito in modo significativo a ridurre l’impatto dell’epidemia. Le due ondate hanno mostrato differenze rilevanti nei comportamenti di mobilità: nel primo lockdown si è registrata una riduzione marcata e uniforme degli spostamenti su tutto il territorio nazionale, mentre nella seconda ondata, caratterizzata dal sistema a colori, le riduzioni sono state più contenute e variabili tra le diverse aree. Nonostante ciò, in entrambe le fasi, emerge una chiara associazione statistica tra livelli di mobilità più elevati e un aumento della mortalità.
“Mi piace notare che questo studio è un ottimo esempio di collaborazione tra scienziati italiani che coltivano e mettono a frutto le loro competenze a livello internazionale” conclude Chiaromonte.


