Dal Pisanova al Pisa: quando nacque un sogno nerazzurro
Luciano Berretta, Il Fotoamatore e gli anni che portarono Pisa fino alla Serie A
Ci sono società sportive che nascono per disputare un campionato. Altre, invece, nascono inseguendo un'idea.
La storia del Pisa Calcio Femminile appartiene decisamente alla seconda categoria.
Dopo i primi anni pionieristici del Pisanova, il movimento femminile pisano stava lentamente maturando. Il calcio praticato dalle donne non era più soltanto una curiosità, ma una realtà che chiedeva organizzazione, programmazione e, soprattutto, persone disposte a investirvi tempo, passione e risorse.
Fu allora che entrò in scena uno dei personaggi destinati a cambiare la storia del calcio femminile cittadino: Luciano Berretta.
Un presidente che guardava lontano
Berretta non era semplicemente un dirigente sportivo.
Aveva intuito che anche a Pisa poteva nascere una società capace di competere ai massimi livelli nazionali.
Attorno a lui si raccolse un gruppo di collaboratori animati dallo stesso entusiasmo, che negli anni avrebbe contribuito a costruire una realtà sempre più solida.
Fu un progetto nato quasi in punta di piedi, ma con idee molto chiare.
L'obiettivo non era soltanto partecipare ai campionati, bensì creare una struttura stabile, capace di valorizzare le ragazze del territorio e, quando necessario, attirare anche giocatrici provenienti da altre realtà.
Arriva il nome Pisa
Fu in quegli anni che la società assunse definitivamente il nome di Pisa Calcio Femminile, un passaggio tutt'altro che secondario.
Vestire i colori nerazzurri significava rappresentare un'intera città e raccogliere un'eredità sportiva importante.
Anche senza legami societari con il Pisa Sporting Club, quel nome rappresentava un'identità precisa e contribuì a dare maggiore visibilità al movimento femminile.
Da quel momento, il Pisa iniziò a costruire stagione dopo stagione una credibilità sempre maggiore.
Accanto al presidente Luciano ci fu sempre una figura altrettanto importante: Monica Berretta.
Prima calciatrice e poi dirigente, Monica rappresentò un autentico punto di riferimento per la società.
La sua storia si intreccia completamente con quella del Pisa Calcio Femminile, vissuta prima sul campo e poi dietro le quinte, contribuendo alla crescita del club sotto molti aspetti.
Il suo impegno testimonia come quella nerazzurra fosse davvero una grande famiglia, nella quale spesso i ruoli si sovrapponevano: dirigente, giocatrice, organizzatrice, accompagnatrice. Tutto per amore di quella maglia.
Crescono anche le protagoniste
Nel frattempo cresceva il livello tecnico della squadra.

Tra le giovani destinate a diventare il simbolo del Pisa emersero nomi che negli anni successivi sarebbero entrati nella storia del calcio femminile cittadino.
Fra queste Alessandra Pallotti, centrocampista dalle grandi qualità tecniche, e Patrizia Sberti, attaccante capace di abbinare generosità e senso del gol.
Accanto a loro iniziavano ad affacciarsi altre ragazze che avrebbero scritto pagine importanti con la maglia nerazzurra, creando un gruppo sempre più competitivo.
L'importanza degli sponsor
Fare calcio femminile negli anni Ottanta e Novanta significava affrontare difficoltà economiche enormi.
Senza il sostegno di aziende locali sarebbe stato praticamente impossibile proseguire.
Fra gli sponsor che maggiormente contribuirono alla crescita della società spiccò Il Fotoamatore, marchio storico pisano che per molti anni accompagnò il Pisa Calcio Femminile, comparendo con orgoglio sulle maglie nerazzurre.
Per tante giocatrici quella scritta gialla sul petto divenne quasi un simbolo di appartenenza.
Ancora oggi basta osservare una fotografia di quegli anni per tornare immediatamente a quella squadra.
Una squadra sempre più forte
I risultati iniziarono ad arrivare.
Anno dopo anno il Pisa consolidò la propria posizione nelle categorie nazionali, costruendo una formazione capace di competere con società molto più blasonate.
L'entusiasmo cresceva.
Anche l'ambiente cittadino iniziava a guardare con maggiore interesse a quella realtà che, silenziosamente, stava portando il nome di Pisa in tutta Italia.
Ogni stagione rappresentava un gradino in più verso un traguardo che sembrava sempre meno irraggiungibile.
Lo spareggio che cambiò la storia
Il momento decisivo arrivò con lo spareggio disputato a Lanuvio, alle porte di Roma.
Era una partita che valeva un'intera stagione.
In palio c'era la promozione in Serie A.
Al termine di una giornata rimasta impressa nella memoria di tutti i protagonisti, il Pisa conquistò quella vittoria che spalancò le porte della categoria superiore.
Gli abbracci tra giocatrici, tecnici e dirigenti raccontavano meglio di qualsiasi classifica il significato di quel successo.
Per molti fu semplicemente una promozione.
Per chi l'aveva costruita fin dal primo giorno rappresentava invece la dimostrazione che un sogno nato quasi per scommessa poteva trasformarsi in una splendida realtà.
Quella promozione in Serie A sarebbe stata soltanto l'inizio.
Il bello, infatti, doveva ancora arrivare.
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