Donatella Diamanti non si dimette e rilancia il suo progetto di teatro

Cronaca
Cultura e Tempo Libero
Cascina
Giovedì, 1 Settembre 2016

Anche Donatella Diamanti, Direttrice (o semplice consulente come dice sia l'Assessore Nannipieri che la Sindaca Ceccardi) artistica de La Città del Teatro, non si piega di fronte alle richieste di dimissioni e usa la metafora della "linea del Piave" come trincea per mantenere saldi i principi fondanti del dialogo tra le parti ma soprattutto i principi e le linee guida che hanno contraddistinto la programmazione teatrale cascinese, portandolo a crescere sia nel numero di spettatori, di incassi e di riconoscimenti a livello regionale e nazionale. Lo fa con toni sempre molto corretti, sperando che avvenga anche dall'altra parte della barricata che sembra ancora essere in campagna elettorale. Di seguito riportiamo quasi integralmente il post che la Diamanti ha pubblicato recentemente sul suo profilo facebook.

Succede anche che io scriva un’ampia spiegazione delle ragioni per cui (accanto alle trattative già fatte e agli accordi presi nel corso dei mesi utili a progettare una rassegna), in un momento di crisi e di grave difficoltà per il mondo teatrale ritengo inappropriato chiedere alle compagnie inserite nel nuovo cartellone tagli ulteriori, e a quella si risponda facendomi passare per una sostenitrice di sprechi o del cattivo uso del denaro pubblico. Certo, gettare frasi a effetto fa sempre colpo, così come è spesso vero che buttandola sul populismo più basso si hanno più probabilità di ottenere consenso (tra Gesù e Barabba la folla, se ad arte eccitata, sa sempre chi scegliere), ma davvero vogliamo trattare un gioiello come la Città del Teatro come un argomento qualsiasi da sacrificare in una querelle di questo tipo?  

Tornando però all’intervista di stamani sul Tirreno, quanto ho elencato fin qui è poca cosa rispetto a ciò che campeggia a chiare lettere e ne costituisce l’ossatura.

Succede, infatti, che dopo una rappresentazione ai limiti del folkloristico della dialettica (vi risparmio le virgolette, potete trovare l’articolo in rete) mi si inviti nientedimeno che a dare le dimissioni, quale presunta risposta congruente con le mie posizioni.

Vado a capo perché questo è un capitolo che merita una rilevanza a parte e sul quale sarebbe auspicabile non ci fossero più fraintendimenti (chiedo scusa a chi mi ha già letta, ma sarò costretta a ribadire alcuni punti).

A quale tipo di coerenza si deve fare riferimento? I clamorosi numeri di spettatori delle passate stagioni e le tante manifestazioni di sostegno e di invito a non disperdere quanto fatto in questi anni che ho ricevuto negli ultimi giorni non mi lasciano dubbi circa la risposta da darmi. Quando ho assunto la direzione artistica del teatro ho proposto un progetto e, sulla base di quello, ha potuto prendere corpo tutto quanto ha abitato la Città del Teatro dal maggio 2012 a oggi. Un percorso certo perfettibile, ci mancherebbe, nonché bisognoso di essere aggiornato con quanto la società o gli eventi richiedono; infatti per questo ho altri due anni di impegno davanti.
Coerenza è dunque oggi per me, in primis, vedere se quel progetto può essere ancora valido, se chi lo ha apprezzato può ancora trovarne traccia sui nostri palcoscenici, oppure – perché come dicevo le situazioni cambiano e l’uomo, da animale razionale, deve sapersi evolvere – vedere se le mie idee o la mia sensibilità possono essere ancora spese nel ruolo che mi è stato dato. Valutazioni che – come ho già scritto - in una democrazia sana si possono fare solo dopo aver visto, non prima. Altrimenti si tratterebbe solo del trionfo conclamato di quei pregiudizi di cui tanta destra si è spesso lamentata di essere vittima: buffo dunque che adesso si faccia appello agli stessi, no?
Coerenza e democrazia sono concetti vuoti, se non si riempiono di fatti. Al mio dotto accusatore non sfuggirà la differenza tra le weberiane “etica dei principi” ed “etica della responsabilità”. Bene, a me piacerebbe provare a coniugarle e, senza perdere certo di vista le idee e la sensibilità che mi animano, dare in prima battuta spazio alle conseguenze del mio agire. Perché ho la fortuna di non dovermi muovere come in una campagna elettorale permanente ed è quindi con il calore di coloro che sono al mio fianco nella convinzione che il bel teatro sia un patrimonio irrinunciabile di tutti che continuo a rimanere qua, su questa linea a due passi dall’Arno così come dal Piave…      firmato: Donatella Diamanti

luca.doni