Effetto Torre: la provincia di Pisa scopre il fascino dell’ultimo posto
Dalla Serie A alla Seconda Categoria, quest’anno la classifica si legge… al contrario
Sarà l’aria, sarà la suggestione, sarà la celebre inclinazione. Fatto sta che a Pisa quest’anno la parola “verticale” sembra aver preso una direzione ben precisa: verso il basso della classifica.
Il 2025 (sportivamente parlando) rischia di entrare negli annali come l’“anno horribilis” del calcio pisano. Perché se è vero che il pallone rotola, è altrettanto vero che, in quasi tutte le categorie, le squadre della provincia sembrano aver deciso di presidiare con convinzione l’ultima casella.
Partiamo dall’alto della piramide. Il Pisa Sporting Club, tornato in Serie A dopo 34 anni, si ritrova fanalino di coda. Un rientro nella massima serie che doveva essere una festa e che invece, classifica alla mano, rischia di trasformarsi in un rapido arrivederci.
In Serie B quest’anno non ci sono rappresentanti pisani. Ma basta scendere un gradino e, in Serie C girone B, ecco il Città di Pontedera a chiudere la graduatoria, impegnato in una corsa contro il tempo (e contro i punti) per agguantare almeno i playout.
Non va meglio in Serie D, dove nel girone D il Tuttocuoio 1957 occupa l’ultimo posto.
Pensate sia finita? Nemmeno per sogno.
In Eccellenza Toscana girone A troviamo in coda il Cenaia.
In Promozione Toscana girone A l’Urbino Taccola è ultimo e pure staccato, mentre nel girone B chiude la classifica il Colli Marittimi.
Scendendo ancora nella piramide:
• In Prima Categoria girone A è ultimo il Migliarino Vecchiano.
• Nel girone B lo Staffoli è sestultimo.
• Nel girone D il Ponsacco 1920 è penultimo, e in evidente caduta libera.
E non è finita:
• In Seconda Categoria girone G chiude la classifica il Sextum Bientina.
• Nel girone H il Castelnuovo Val di Cecina è penultimo.
Una specie di allineamento astrale al contrario. Se esistesse una statistica per “concentrazione di ultimi posti su base provinciale”, probabilmente saremmo in zona record.
Eppure, in tutto questo, c’è qualcosa di quasi poetico. Perché tifare quando si vince è facile. Tifare quando si soffre è un atto di fede. A Pisa la Torre pende da secoli ma non cade mai. Forse è questa la metafora giusta: si può essere inclinati, in difficoltà, apparentemente sul punto di crollare… ma restare in piedi.
Magari questo è solo l’anno della semina al contrario. Magari è un gigantesco scherzo del destino, pronto a essere ribaltato con una serie di rimonte che renderanno questa stagione leggendaria. O magari, più semplicemente, è il calcio: crudele, imprevedibile, magnificamente illogico.
Nel frattempo, ai tifosi pisani resta l’arma più potente di tutte: l’autoironia.
E quella, almeno, non è mai ultima in classifica.