Farmacie private, Ghimenti: “Sciopero segnale di una crisi strutturale”
Il consigliere regionale Avs interviene sulla mobilitazione nazionale dei lavoratori del settore
Lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle farmacie private apre un fronte politico sul tema delle condizioni di lavoro e del ruolo del settore nella sanità territoriale.
A intervenire è Massimiliano Ghimenti, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che sottolinea come l’elevata adesione alla protesta evidenzi criticità diffuse e non circoscritte alla categoria.
Ha scritto Massimiliano Ghimenti, consigliere regionale Alleanza Verdi e Sinistra.
Lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori delle farmacie private, con un’adesione che ha raggiunto il 70% su base nazionale, è un segnale politico chiarissimo: non siamo di fronte a una vertenza corporativa, ma a una crisi profonda che riguarda il lavoro, la sanità e la tenuta sociale del Paese.
“Chi ieri è sceso in piazza – dichiara il consigliere regionale toscano di Alleanza Verdi e Sinistra, Massimiliano Ghimenti – non chiede privilegi, ma rispetto. Rispetto per una professione sanitaria che negli anni è stata caricata di responsabilità crescenti, senza che a questo corrispondesse un adeguamento salariale, contrattuale e di riconoscimento.”
Il contratto nazionale è scaduto da tempo e i rinnovi, negli ultimi vent’anni, sono stati sporadici e insufficienti. Oggi un farmacista neolaureato percepisce poco più di 1300 euro al mese, a fronte di cinque anni di studi, costi previdenziali obbligatori elevati e un continuo aggiornamento professionale. Nel frattempo, l’inflazione ha eroso oltre il 14% del potere d’acquisto.
“È inaccettabile – prosegue Ghimenti – che si propongano aumenti diluiti e del tutto inadeguati rispetto al costo della vita. È una logica che conosciamo bene: scaricare sui lavoratori il prezzo delle crisi, mentre si continua a chiedere loro di garantire servizi essenziali.”
Durante la pandemia da COVID-19, le farmacie sono rimaste uno dei pochi presìdi sanitari sempre aperti. Da allora, le funzioni dei farmacisti si sono ampliate: diagnostica di base, servizi CUP, telemedicina, gestione delle ricette elettroniche. Un carico crescente che si aggiunge a turni festivi, notturni e condizioni di lavoro spesso difficili, anche sul piano della sicurezza.
“Non si può continuare a parlare di ‘farmacia dei servizi’ senza riconoscere economicamente e professionalmente chi quei servizi li eroga. Il rischio è evidente: trasformare una risorsa fondamentale del sistema sanitario territoriale in un anello debole, impoverito e sempre meno attrattivo.”
I dati sulle iscrizioni universitarie confermano questa tendenza: sempre meno giovani scelgono farmacia, mentre molti professionisti guardano all’estero, dove le condizioni economiche sono significativamente migliori.
“Il punto è politico – conclude Ghimenti – è chiaro: senza lavoro dignitoso non c’è sanità pubblica che tenga. Per questo chiediamo a Federfarma di riaprire immediatamente il confronto e al Governo di smettere di voltarsi dall’altra parte. La Toscana può e deve essere in prima linea nel sostenere questa battaglia di giustizia sociale".
Nella foto una manifestazione dello scorso autunno.


