Via il consenso dalla legge sulla violenza sessuale. La protesta della Cgil
"Un arretramento inaccettabile. Non rinunciamo al consenso"
Il dibattito parlamentare sul disegno di legge contro la violenza sessuale si è riacceso dopo la revisione di una disposizione chiave introdotta lo scorso novembre.
Inizialmente, il testo prevedeva la definizione di “consenso libero e attuale”, volta a chiarire quando un atto sessuale può considerarsi legalmente consentito. La recente modifica ha eliminato questa espressione, generando preoccupazioni tra associazioni e gruppi che si occupano di tutela delle vittime.
Critici della decisione temono che il cambiamento possa indebolire le garanzie a protezione delle persone coinvolte e rendere più difficile perseguire chi commette violenza. Diverse organizzazioni hanno ribadito la necessità di mantenere chiari i criteri di consenso, sottolineando che la legge deve salvaguardare la libertà e l’integrità del singolo.
Nei giorni scorsi anche la Cgil di Pisa ha preso posizione: "Dopo l’introduzione, lo scorso novembre, dell’espressione 'consenso libero e attuale', si è deciso di fare marcia indietro, con il rischio di tutelare chi commette violenza invece di chi ne è vittima. Nessuna mediazione sulla nostra libertà! Nessin dominio sui nostri corpi!".
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