Il principio di umanità prevalga sul principio di legalità: solidarietà ai 54 indagati a Pisa per aver manifestato
Comunicato del coordinamento provinciale Gilda insegnanti di Pisa
Di Agata Caciagli.
La denuncia nei confronti di 54 persone coinvolte nelle mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese riaccende il dibattito sul rapporto tra diritto al dissenso e nuove misure introdotte dai Decreti Sicurezza. Di fronte a sanzioni e procedimenti giudiziari che colpiscono manifestanti e attivisti, la Gilda Insegnanti di Pisa interviene con una presa di posizione pubblica, richiamando il valore della partecipazione democratica e sostenendo che, di fronte a gravi violazioni dei diritti umani, il principio di umanità debba prevalere su una concezione formale della legalità.
Leila Lisa d’Angelo, coordinatrice provinciale Gilda insegnanti di Pisa, dichiara: ''Lo sciopero è da sempre uno strumento fondamentale delle rivendicazioni sindacali. Attraverso cortei e manifestazioni, lavoratrici e lavoratori hanno messo in gioco il proprio corpo per richiamare l’attenzione sulle ingiustizie e affermare la volontà di cambiamento.
Quando le rivendicazioni diventano urgenti, le proteste occupano inevitabilmente spazi condivisi – strade, ferrovie, luoghi pubblici – incidendo temporaneamente sulle attività di altri cittadini e cittadine. Da sempre il conflitto democratico si misura nella ricerca di un equilibrio tra il diritto a manifestare, esprimere dissenso e rivendicare diritti, e il diritto degli altri a svolgere le proprie attività.
Con i cosiddetti Decreti Sicurezza questo equilibrio viene alterato: il diritto alla libera circolazione e alla continuità delle attività prevale sul diritto a manifestare il dissenso, anche quando tale dissenso denuncia gravi violazioni dei principi di umanità.
A Pisa 54 persone, molte delle quali studentesse e studenti passati dalle nostre aule, sono state denunciate e colpite da sanzioni economiche per migliaia di euro per aver partecipato alle manifestazioni in sostegno del popolo palestinese, vittima di un genocidio non ancora cessato, o per aver preso parte ad azioni per bloccare carichi di armi. Si tratta di mobilitazioni che hanno coinvolto decine di migliaia di persone. Quanto accade a Pisa si sta verificando anche in molte altre città italiane.
Le nuove norme rendono possibile colpire chi esprime il proprio dissenso e punire l’attivismo sociale, con l’effetto di scoraggiare la partecipazione collettiva e l’azione democratica.
La scuola ha il compito di educare al pensiero critico, di promuovere una riflessione sul rapporto tra legalità e umanità e di coltivare i valori della solidarietà e della partecipazione civile.
Per queste ragioni La Gilda Insegnanti di Pisa esprime piena solidarietà alle persone denunciate.''


