Incendio sui Monti Pisani, esposti e diffide per accertare danni e responsabilità
Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi, Circolo Laudato Sì e O.N.D.A. annunciano iniziative e una relazione tecnica sul danno ecosistemico legato al rogo del Monte Faeta
Esposti alle autorità competenti, diffide agli enti territoriali e una prima analisi tecnica sul danno ambientale provocato dall’incendio che ha interessato i Monti Pisani e il Monte Faeta.
Sono le iniziative avviate dal Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi, dal Circolo Laudato Sì e da O.N.D.A. – Organismo Nazionale Difesa Alberi, che chiedono accertamenti, misure di tutela e trasparenza nella gestione della fase successiva al rogo, con particolare attenzione agli effetti su biodiversità, habitat e vulnerabilità del territorio.
Ha scritto il Circolo Laudato Sì Vicopisano Monte Pisano.
Il Sindacato per la Biodiversità e gli Ecosistemi, il Circolo Laudato Sì e O.N.D.A. – Organismo Nazionale Difesa Alberi comunicano di aver avviato una serie di iniziative volte a richiedere accertamenti, tutela e trasparenza in relazione all’incendio che ha interessato il sistema ecologico dei Monti Pisani / Monte Faeta.
Sono stati predisposti:
- esposti indirizzati alle Autorità competenti per l’accertamento di eventuali responsabilità connesse all’evento incendio e ai possibili effetti sul patrimonio ambientale;
- diffide rivolte agli enti territorialmente competenti affinché vengano adottate misure urgenti di tutela ecosistemica, applicazione dei vincoli post-incendio e monitoraggio ambientale;
- una relazione tecnica ambientale preliminare contenente valutazioni sul danno ecosistemico, sulla perdita di biodiversità, sulla vulnerabilità del territorio e sui possibili scenari di medio-lungo periodo.
Secondo le ricostruzioni disponibili, il rogo avrebbe avuto origine sul versante lucchese del Monte Faeta propagandosi successivamente all’intero sistema ecologico dei Monti Pisani, interessando un comprensorio ambientale unitario tra le province di Lucca e Pisa.
Riteniamo che l’attenzione non debba limitarsi esclusivamente all’individuazione dell’eventuale responsabile materiale dell’innesco.
Occorre interrogarsi anche su:
- efficacia delle misure preventive;
- pianificazione AIB;
- vulnerabilità del territorio;
- applicazione dei vincoli previsti dalla normativa sugli incendi boschivi;
- effetti sulla fauna selvatica, sugli habitat e sulla funzionalità ecosistemica;
- strategie di restaurazione ecologica successive all’evento.
Gli incendi boschivi non rappresentano soltanto episodi emergenziali: possono produrre conseguenze durature su biodiversità, stabilità dei suoli, corridoi ecologici e resilienza degli ecosistemi.
Per questo motivo riteniamo necessario che la fase post-incendio sia accompagnata da trasparenza amministrativa, monitoraggio pubblico e applicazione rigorosa delle norme di tutela ambientale.
Nei prossimi giorni verranno inoltre presentate richieste formali di accesso agli atti finalizzate ad acquisire documentazione relativa a prevenzione incendi, pianificazione AIB, interventi svolti e atti connessi alla gestione dell’evento.
L’obiettivo non è la ricerca di contrapposizioni, ma la tutela del patrimonio naturale e l’accertamento puntuale di eventuali criticità, responsabilità o margini di miglioramento nella gestione del territorio.


