L’11 settembre a New York, Arianna Dal Canto: "Quella mattina dovevamo fare colazione sulle Torri Gemelle"

Cronaca
Vicopisano
Venerdì, 11 Settembre 2026

Una coincidenza cambiò all’ultimo momento il programma verso il World Trade Center. "Da 25 anni, ogni 11 settembre, io e mia sorella ci mandiamo sempre il buongiorno"

Una mezz’ora persa per salire all’ultimo piano dell’albergo. Un cambiamento di programma apparentemente insignificante che, la mattina dell’11 settembre 2001, contribuì a tenere Arianna Dal Canto lontana dalle Torri Gemelle. Venticinque anni dopo, venerdì 11 settembre, la 47enne di San Giovanni alla Vena, nel comune di Vicopisano, ha ripercorso quella giornata nell’intervista realizzata da Carlo Palotti per Punto Radio Cascina Notizie.

L’ultimo giorno a New York

Arianna era negli Stati Uniti insieme alla sorella maggiore, biologa impegnata a New York per un corso di aggiornamento. L’11 settembre sarebbe stato il loro ultimo giorno libero in città prima del rientro in Italia e il programma era già stabilito: raggiungere il World Trade Center e trascorrere la giornata nella zona sud di Manhattan. Tra i progetti c’era anche quello di salire sulle Torri Gemelle e fare colazione in cima.

Poco prima di lasciare l’albergo, vicino a Central Park, le due sorelle avevano anche telefonato alla madre in Italia, anticipandole il programma della giornata. Poi, uscendo dalla stanza, l’incontro casuale in ascensore con una collega della sorella cambiò tutto. La donna aveva una suite all’ultimo piano del grattacielo e Arianna propose di salire prima a vedere la stanza e il panorama. Una deviazione che fece perdere alle due circa mezz’ora.

Quella mezz’ora che cambiò il programma

Quando Arianna e la sorella presero finalmente la metropolitana in direzione del World Trade Center, il primo aereo aveva già colpito una delle torri. Il convoglio venne fermato due stazioni prima della destinazione e i passeggeri furono fatti scendere a causa di quello che inizialmente veniva indicato come un incidente.

Riemerse in strada, le due si incamminarono verso il World Trade Center per capire cosa stesse accadendo. Arianna ricorda il momento in cui vide la torre colpita e, successivamente, il crollo dell’altro grattacielo. Solo in seguito, guardando le immagini televisive, avrebbe compreso che quelli che in quel momento le erano sembrati detriti in caduta erano anche persone che si lanciavano dalle torri.

La fuga tra le strade di Manhattan

Il crollo arrivò con un tonfo e una nube di polvere che si incanalò nelle strade. Arianna e la sorella si presero per mano e iniziarono a correre nella direzione opposta, insieme alle altre persone che cercavano di allontanarsi. Metropolitana e taxi erano bloccati e per ore gli spostamenti a Manhattan avvennero sostanzialmente a piedi.

In quei primi momenti Arianna non aveva ancora compreso la natura terroristica dell’accaduto. La consapevolezza arrivò davanti alle televisioni di un negozio, tutte sintonizzate sulle notizie dell’attacco. Da quel momento alla paura per ciò che era appena successo si aggiunse l’incertezza sulla possibilità di lasciare gli Stati Uniti.

I giorni successivi e il ritorno

Nei giorni seguenti, racconta Dal Canto, New York visse in un clima di continua allerta, tra segnalazioni di possibili bombe ed evacuazioni di edifici. Anche il viaggio di ritorno fu accompagnato dalla tensione: Arianna e la sorella riuscirono infine a lasciare New York passando da Dublino prima di rientrare in Italia.

Lo shock riemerse durante un viaggio in Albania

Per molto tempo Arianna racconta di non aver elaborato fino in fondo quanto vissuto a New York. Le conseguenze dello shock tornarono a manifestarsi alcuni anni dopo, durante un soggiorno in Albania per la tesi di laurea in antropologia culturale. Dal Canto si trovava nel Paese per studiare il fenomeno del Kanun e intervistare persone coinvolte nelle faide familiari. Alla vigilia del viaggio di ritorno, che avrebbe dovuto affrontare da sola, ebbe quello che riconobbe successivamente come un forte attacco di panico: il pensiero di dover prendere nuovamente un aereo fece riaffiorare paure rimaste legate all’esperienza dell’11 settembre.

Arianna ricorda che quella paura aveva finito per condizionare anche situazioni della vita quotidiana: entrando in un’aula universitaria o salendo su un treno, valutava istintivamente quale potesse essere il posto più sicuro e più vicino a una possibile via di fuga. "Io vivevo, ma mi facevo ragionamenti freddi", racconta, descrivendo quanto a lungo il ricordo di New York abbia continuato ad accompagnarla.

Un buongiorno che si ripete da 25 anni

A distanza di un quarto di secolo, il ricordo dell’11 settembre rimane legato soprattutto al rapporto con la sorella, con la quale condivise quelle ore. C’è un gesto che da allora si ripete ogni anno, indipendentemente dalla frequenza con cui le due si sentono durante il resto dell’anno.

La mattina dell’11 settembre Arianna e sua sorella si mandano sempre un messaggio di buongiorno. Una consuetudine iniziata dopo l’attentato e mai interrotta in venticinque anni, diventata il segno più semplice e personale di una giornata che avrebbe potuto avere per entrambe un epilogo completamente diverso.

In allegato all'articolo le foto scattate da Arianna Dal Canto e da sua sorella l'11 settembre 2001

 

 



 

redazione.cascinanotizie