Imu non versata dall'ex Colorificio Toscano di Pisa
"Ex Colorificio: decine di migliaia di euro di IMU non versati. Il Comune proceda a sanzionare le grandi proprietà che lasciano immobili abbandonati per anni", lo chiede Ciccio Auleta in un comunicato stampa a nome di Diritti in Comune
Questo il comunicato integrale
Continua la nostra opera di trasparenza e inchiesta sul mancato pagamento delle imposte da parte di grandi soggetti economici presenti nel nostro territorio.
E’ arrivata in questi giorni la risposta all’interrogazione da noi presentata nelle scorse settimane, avente ad oggetto “Verifica su imposte dovute dalla J Colors al Comune di Pisa per quanto riguarda l’ex-Colorificio Toscano”, che abbiamo rivolto alla SEPI.
Ad oggi i proprietari della J Colors devono al Comune di Pisa 318 mila euro di IMU, di cui 130 mila euro sono il residuo di un piano di rateazione dei mancati versamenti del periodo 2015-2019, mentre i restanti 187 mila euro sono importi non pagati nel periodo 2019-2024. La J Colors dovrebbe, infatti, corrispondere annualmente al Comune di Pisa 42.476 euro di IMU per gli oltre 10 mila metri quadrati che colpevolmente e volutamente lascia da anni e anni in abbandono, ma negli ultimi 5 anni, rispetto ai 212 mila euro dovuti, ne ha versati appena 24.778.
Che i proprietari della J Colors “odiassero” le Tasse lo sapevamo dal 2013, quando inveivano contro gli attivisti e le attiviste del Municipio dei Beni Comuni che avevano liberato dall’incuria l’ex Colorificio Toscano e che lo stavano rendendo un bene di pubblica fruizione: “Provate anche voi a sottoporvi alle regole rispettate da ogni cittadino” scriveva Junghanns, proprietario della J Colors, nei giorni in cui chiedeva di rientrare in possesso dell’immobile lungo viale delle Cascine che aveva colpevolmente abbandonato, “Le vostre azioni ci impediscono di disporre dei beni che non solo abbiamo pagato, ma che continuiamo a sostenere con il versamento annuale di odiate tasse, come l’IMU”. A distanza di quasi dieci anni da quell’esperimento di restituzione alla cittadinanza della ex-fabbrica da parte del Municipio dei Beni Comuni risulta ancora più evidente come lo sgombero con decine di poliziotti di quel laboratorio sia una ferita aperta nella vita della nostra città, frutto solo dell’accondiscendenza agli interessi speculativi
Non è la prima volta d’altro canto che ci troviamo di fronte a grandi realtà imprenditoriali che, in particolare sull’IMU, non corrispondono il dovuto senza subirne nessuna conseguenza, mentre ci si accanisce contro le fasce più deboli della nostra società che, colpite dalla crisi, diventano morose incolpevoli .Un sistema fiscale sempre più iniquo, che tutela i grandi interessi economici e finanziari e colpevolizza e punisce i più deboli.
Oggi come nel 2012, quando fu liberato e restituito alla cittadinanza l’Ex-Colorificio con un progetto importantissimo di fabbrica recuperata, è chiaro che non esiste una progettualità per l’area che possa avere un qualche riflesso positivo per la città, ad eccezione di ipotesi speculative che sono sempre lì ferme. La SEPI, infatti, certifica chiaramente nella sua risposta “l’effettivo stato di abbandono e inutilizzo dell’immobile dal 2013″ (12 anni che si aggiungono ai 20 anni di abbandono precedente)
Chiediamo che il Comune di Pisa continui negli accertamenti, ma soprattutto agisca tutte le vie possibili perché i grandi proprietari immobiliari paghino le tasse dovute.
Rilanciamo inoltre una delle nostre proposte per incentivare il recupero degli edifici abbandonati e recuperare allo stesso tempo nuove risorse per la cura della città: una sanzione di 200 euro al metro quadrato per ogni anno di abbandono per le grandi proprietà immobiliari ed industriali come la J Colors, come avviene in altre città europee, per tutte le proprietà che non si adoperino per il recupero, il ripristino e il riuso delle aree In caso di non pagamento e perseveranza nel comportamento antisociale, il Comune potrà procedere a destinare l'area ad uso pubblico e poi applicare l’art. 838 del Codice Civile, ovvero l’esproprio.
Quello che proponiamo è un modello che contemporaneamente agisca sul degrado urbano, eviti il consumo di nuovo suolo, recuperi risorse finanziarie che diano l’opportunità alla cittadinanza di liberare energie ed idee per uno sviluppo sostenibile e innovativo della città.
Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione Comunista