Denatalità e inverno demografico. Anche in Toscana Punti nascita territoriali a rischio chiusura

Cronaca
PISA e Provincia
Giovedì, 15 Gennaio 2026

Parte dalla nostra Regione la richiesta al Governo di rivedere le sogli minime. Da 500 a 400 per il Primo livello; da 1.000 a 800 per il Secondo livello

Il progressivo calo delle nascite in Toscana e nel resto del Paese riporta al centro del dibattito il futuro dei punti nascita ospedalieri.

La Regione Toscana chiede al Governo di aggiornare le soglie numeriche che ne regolano l’apertura e il mantenimento, ritenute non più adeguate al nuovo contesto demografico.

L’allarme arriva dal presidente Eugenio Giani e dall’assessora al diritto alla salute Monia Monni, che temono ripercussioni sull’assetto dei servizi sanitari e sull’equilibrio dei territori.

 

Ha scritto la Regione Toscana.

Nascono meno bambine e bambini – in Toscana come in Italia, ovunque nel Paese – e soglie e parametri che autorizzano l’apertura di punti nascita andrebbero dunque rivisti. Non possono più essere quelle di dieci anni fa, quando la natalità era ben diversa. L’appello al Governo nazionale, arriva dal presidente della Toscana Eugenio Giani e dall’assessora al diritto alla salute e alle politiche sociali Monia Monni.
“La situazione mi preoccupa – dice Giani –. In diverse realtà ospedaliere della Toscana siamo già sotto i cinquecento parti l’anno”.  Si tratta di sei  punti nascita (Portoferrario, Barga, Borgo San Lorenzo, Montepulciano, Poggibonsi, Montevarchi) con un settimo – Cecina -  che si sta avvicinando pericolosamente alla soglia. Anche tra i punti di secondo livello, dove i parti dovrebbero essere almeno mille l’anno, c’è chi soffre: alle Scotte di Siena sono scesi sotto.   
“Ho paura - prosegue il presidente - che nello stare dietro solo ai numeri il Ministero e il Governo, così come hanno deciso di commissariare la Toscana sull’accorpamento scolastico, ugualmente possano imporre la chiusura dei punti nascita: una scelta che avrebbe evidenti  e pesanti riflessi sui territori”. “Noi faremo di tutto, come sempre abbiamo fatto, per portare avanti richieste di deroghe, ma è il governo e il ministero che alla fine decide” chiarisce Monni . “Non si può - aggiunge - ridurre i servizi così tanto da renderli rarefatti e complicare il vivere in un territorio. E’ una battaglia che vogliamo portare avanti in maniera condivisa anche con le altre Regioni, perché purtroppo il calo e l’inverno demografico che stiamo vivendo non riguarda soltanto la Toscana”.
Giani prova ad avanzare una proposta concreta.  “Portiamo – auspica – la soglia da cinquecento  a quattrocento parti l’anno per i punti nascita di primo livello e da mille a ottocento per le realtà di secondo livello”.  Ma serve forse anche altro. “Facciamo nascere i figli nel territorio dove uno risiede – auspica il presidente - : nell’area metropolitana fiorentina c’è la tendenza ad andare alla maternità di Careggi e questo rischia di portare sotto i cinquecento  parti altre realtà”. 

La situazione in Toscana 

Ad oggi sono attivi ventidue punti nascita in tutta la regione. Tre (Portoferraio all’Isola d’Elba, Barga in Garfagnana e Borgo San Lorenzo nel Mugello fiorentino) operano già da tempo in regime di deroga ministeriale, in quanto sotto la soglia dei cinquecento parti. Ha prevalso in quel caso il criterio dell’isolamento del territorio e la garanzia comunque offerta di livelli di sicurezza adeguati, per le mamme e per i neonati.

Tre ulteriori punti nascita toscani sono sotto soglia e dovranno essere autorizzati con deroga dal Ministero per operare: l’ospedale dell’Alta Val d’Elsa a Poggibonsi in provincia di Siena, gli Ospedali Riuniti della Val di Chiana a Montepulciano di nuovo nel senese e l’ospedale Nuovo Valdarno a Montevarchi. 

Rimane sopra la soglia l’ospedale di Cecina, che nel 2025 si è comunque avvicinata molto al limite inferiore. 

 

 

 


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redazione.cascinanotizie