Comuni declassati, la protesta dei Monti Pisani. "Scelta che penalizza il territorio"
Dopo la riforma sui criteri di montanità, Calci e Buti perdono l’accesso ai fondi dedicati. Massimiliano Ghimenti (Avs): "Decisione tecnica solo in apparenza, effetti concreti per comunità e ambiente"
La recente revisione dei criteri nazionali per il riconoscimento dei comuni montani, voluta dal Governo Meloni, riaccende il confronto politico sui Monti Pisani. La nuova classificazione ha escluso diversi territori della Toscana, tra cui Calci e Buti, che fino a oggi beneficiavano dello status di comuni montani o parzialmente montani. Una decisione che ha spinto amministratori locali e rappresentanti istituzionali a organizzare una conferenza stampa sul Monte Serra per manifestare contrarietà e chiedere un ripensamento.
Intervistato da Carlo Palotti per Punto Radio Cascina Notizie, il consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra Massimiliano Ghimenti, già sindaco di Calci, ha parlato di un vero e proprio declassamento del territorio. Secondo Ghimenti, la riforma ha escluso quasi interamente la provincia di Pisa dalla classificazione, con l’unica eccezione di Castelnuovo Val di Cecina, facendo perdere a comuni come Calci e Buti l’accesso a risorse dedicate (nella foto in alto da sinistra Arianna Buti, sindaca di Buti, Massimiliano Ghimenti e Valentina Ricotta, sindaca facente funzioni di Calci).
RIASCOLTA L'INTERVISTA INTEGRALE
Una modifica che, sottolinea il consigliere regionale, non è solo tecnica. La classificazione montana consentiva infatti ai comuni di partecipare a bandi specifici e di accedere a finanziamenti mirati. "Negli ultimi anni – ha spiegato – grazie ai fondi per la montagna sono stati attivati interventi per circa un milione di euro complessivo sui due territori". Risorse utilizzate per la cura ambientale, la sicurezza e il sostegno alle attività agricole.
Ghimenti condivide la lettura dei sindaci di Calci e Buti, che hanno definito la riforma una scelta calata dall’alto e sbilanciata a favore delle aree alpine. A suo avviso, l’adozione di criteri rigidi basati esclusivamente su altitudine e pendenza finisce per penalizzare l’Appennino e realtà come il Monte Pisano, caratterizzate da una montanità diversa ma non meno complessa. "Basta parlare con gli agricoltori che lavorano questi versanti – ha osservato – per capire quanto sia difficile coltivare e mantenere in sicurezza un territorio come questo".
Sul piano regionale, Ghimenti ha ricordato che in Toscana sono 39 i comuni esclusi dalla nuova classificazione, sei dei quali in provincia di Pisa. In questo contesto, la Regione punta sulla legge sulla “Toscana diffusa”, approvata nel 2025, che include questi territori in un nuovo quadro di intervento. Nel bilancio regionale sono stati stanziati 10 milioni di euro per un bando dedicato, considerato un primo strumento di compensazione, pur senza sostituire completamente i fondi statali per la montagna.
Infine, l’ex sindaco di Calci rilancia l’idea di considerare il Monte Pisano come un’area unitaria, superando i confini amministrativi tra le province di Pisa e Lucca. Un percorso già avviato attraverso un tavolo condiviso tra i sette comuni del comprensorio, che potrebbe rafforzare la capacità di interlocuzione con i livelli istituzionali superiori. "È una strada già intrapresa – ha concluso Massimiliano Ghimenti – che oggi diventa ancora più necessaria per tutelare un territorio con caratteristiche uniche".
► LEGGI ANCHE: Il Governo Meloni trasforma il Monte Pisano in Piano Pisano
Nella foto sopra una vista dela piana pisana dal Monte Serra
Le scelte del Governo Meloni hanno colpito duro in Provincia di Pisa. Oltre alle proteste degli amministratori del Monte Pisano, dure reazioni sono arrivate anche da alcune associazioni di categoria come CNA e Confesercenti, entrambe intervenute a difesa dell'Alta Val di Cecina.
Ha scritto Confesercenti Val di Cecina.
L’esclusione dell’Alta Val di Cecina dalla classificazione dei comuni montani rappresenta una decisione grave e profondamente penalizzante per il tessuto economico e sociale del territorio. Una scelta che rischia di produrre effetti immediati e concreti su attività commerciali, servizi, occupazione e sulla tenuta stessa dei centri urbani.
Molte imprese locali, già messe a dura prova dalle difficoltà strutturali delle aree interne, possono continuare a operare anche grazie ai contributi regionali legati allo status di area montana. Si tratta di strumenti fondamentali per garantire sostenibilità economica, mantenimento dei livelli occupazionali e presidio commerciale nei paesi dell’Alta Val di Cecina.
Privare il territorio di questi sostegni significa indebolire ulteriormente attività già fragili, aumentando il rischio di chiusure e di desertificazione commerciale.
Una decisione che viene giudicata ingiusta e scollegata dalla realtà, perché non tiene conto delle reali condizioni orografiche, economiche e sociali dell’area, né delle necessità di comunità che vivono quotidianamente le criticità tipiche dei territori montani e periferici.
Su questo punto la posizione di Confesercenti Val di Cecina è netta, il presidente Jonni Guarguaglini definisce la scelta “fortemente negativa per imprese e cittadini” e ribadisce con chiarezza che si tratta di un decreto che non va bene e deve essere rivisto.
Come rappresentanza di categoria maggiormente presente sul territorio, Confesercenti Val di Cecina si dichiara disponibile a lavorare fianco a fianco con le amministrazioni comunali, per costruire un percorso comune e ottenere una revisione del provvedimento. Un lavoro che deve coinvolgere anche i parlamentari dei territori interessati, chiamati a sostenere con forza questa battaglia e a operare in sinergia con enti locali e associazioni di categoria.
A questa posizione si uniscono i Presidenti dei Centri Commerciali Naturali di Pomarance e Volterra, che chiedono con determinazione un incontro urgente con le istituzioni competenti, affinché il decreto venga corretto e si restituisca respiro alle attività economiche dell’Alta Val di Cecina.
Difendere lo status di area montana non è una questione formale o amministrativa: è una scelta che riguarda il futuro delle imprese, dei cittadini e dei territori. Ignorarlo significa condannare l’Alta Val di Cecina a un ulteriore arretramento economico e sociale.
Ha scritto CNA Pisa.
"La decisione del Governo di restringere i criteri per il riconoscimento dello status di “Comune montano”, con l’esclusione di numerosi territori anche della provincia di Pisa, rappresenta un errore grave che rischia di produrre conseguenze pesanti sull’economia locale, sulla tenuta dei servizi e sulla coesione sociale delle aree interne". Così, in una nota, CNA area Val di Cecina che interviene sul decreto approvato nei giorni scorsi – non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi formalmente modificabile – relativo a Volterra, Montecatini Val di Cecina, Pomarance e Monteverdi Marittimo che, carte alla mano, verrebbero esclusi dallo status di Comuni montani. Una scelta che colpisce in particolare l’Alta Val di Cecina, territorio già caratterizzato da difficoltà strutturali, maggiori costi per fare impresa, problemi di viabilità, dissesto idrogeologico e carenza di servizi.
“Lo status di Comune montano ha permesso per anni a piccole comunità che vivono in territori complessi di accedere a finanziamenti, agevolazioni e strumenti dedicati, fondamentali per contrastare lo spopolamento e sostenere la permanenza di imprese, lavoro e servizi - si legge in una nota di CNA -. Privare questi territori di tale riconoscimento significa indebolire ulteriormente aree che già faticano a rimanere competitive e attrattive”
«Qui non siamo di fronte a una semplice razionalizzazione amministrativa – dichiara Fausto Bacci, presidente CNA Zona Val di Cecina – ma a una scelta che rischia di colpire in modo diretto imprese e comunità che operano in condizioni di svantaggio strutturale. Mentre a parole si parla di contrasto allo spopolamento, di “Toscana diffusa” e di attenzione alle aree interne, nei fatti si tagliano strumenti che servono proprio a tenere vivi questi territori».
Secondo CNA, la riclassificazione dei Comuni montani non può essere compensata automaticamente dai finanziamenti per le “Aree Interne” o da altre misure regionali. Si tratta di strumenti diversi, che non sostituiscono le agevolazioni specifiche previste per i Comuni montani e che rischiano di lasciare scoperte esigenze fondamentali per la tenuta economica e sociale dell’Alta Val di Cecina.
«Il rischio concreto – prosegue Bacci – è che, dietro il riordino dei canali di finanziamento, si nasconda una riduzione reale delle tutele per territori fragili. Questo significa rendere ancora più difficile fare impresa, mantenere servizi e garantire qualità della vita. Così si accelera lo spopolamento, invece di contrastarlo».
CNA Pisa chiede una presa di posizione chiara e unitaria da parte di tutte le istituzioni locali e regionali, affinché il decreto venga modificato prima della sua definitiva approvazione.
Sulla questione abbiamo raccolto anche i comunicati di diversi politici.
Ha scritto Ylenia Zambito, senatrice del Partito Democratico.
"Il declassamento della Val di Cecina e di altri comuni compresi tra l'area pisana e la Valdera da parte del Governo Meloni, con il rischio per le zone di perdere le prerogative di area montana, è un atto penalizzante per dei territori che in questa maniera vanno verso un inesorabile declino", lo affermano le parlamentari Pd Ylenia Zambito, Simona Bonafè e il parlamentare Marco Simiani a seguito delle proposte emerse dalle bozze del Dpcm collegato al Ddl "Montagna".
"Comuni come Buti, Calci, Montecatini Val di Cecina, Monteverdi Marittimo, Pomarance e Volterra restano esclusi, in aperta contraddizione con tutti i parametri storici finora utilizzati. Se fossero confermate le anteprime, a risentirne - spiegano i parlamentari - saranno la sanità, incentivi per agevolare l'avvio al lavoro, alleggerimento delle imposte, la viabilità, le attività produttive, commerciali, artigianali. Anche le scuole potrebbero essere soppresse e sottoposte ad accorpamenti che creerebbero difficoltà alle famiglie che si vedrebbero togliere plessi scolastici di prossimità. Ricordiamo che la val di Cecina è una di quelle aree fatte di grandi distanze e barriere naturali che non permettono una rapida raggiungibilità dei luoghi".
Un atto che, secondo i parlamentari del Pd, va in continuità con precisa politiche di penalizzazione della Toscana e della provincia di Pisa. "Già il ministero delle infrastrutture condotto da Salvini, ha penalizzato le nostre zone sul piano ferroviario e stradale, adesso si prosegue colpendo quelle aree decentrate che dovrebbero essere supportate e non azzoppate. Le cose sono due: o vivono fuori dalla realtà o lo fanno deliberatamente. Ad ogni modo, che lo facciano in una maniera o nell'altra, è gravissimo come il governo sta impostando politiche apertamente e spudoratamente contro i cittadini e le comunità".
Sul tavolo del Governo arriva una richiesta chiara di marcia indietro. "Il Dpcm non è ancora stato pubblicato, ci auguriamo che il Governo faccia un passo indietro rispetto ad una decisione scellerata che ricadrebbe negativamente sulla vita giornaliera delle amministrazioni e delle persone. Siamo in contatto con i sindaci dei comuni penalizzati ai quali esprimiamo solidarietà e soprattutto tutto il nostro supporto, anche per azioni future", concludono Zambito, Bonafè e Simiani.
Hanno scritto i Giovani Democratici di Pisa.
Con la riforma voluta dal Ministro Calderoli, cambiano i parametri che definiscono i territori montani: una decisione che cancella con un colpo di penna la classificazione storica di tanti comuni della nostra provincia. Calci, Buti, Volterra, Pomarance, Montecatini Val di Cecina e Monteverdi Marittimo vengono esclusi, mentre in tutta la Provincia di Pisa resta classificato come montano solo Castelnuovo Val di Cecina.
Una mazzata pesantissima per i nostri territori. La classificazione montana non era solo un’etichetta: significava accesso a risorse e bandi dedicati per contrastare il dissesto idrogeologico, tutelare l’ambiente e sostenere le imprese locali. Solo negli ultimi anni, grazie a questi strumenti, Calci e Buti hanno ottenuto quasi un milione di euro per investimenti.
Si tratta di una scelta grave, presa senza confronto con i territori e nel momento della massima distrazione nazionale, mentre l’attenzione del Paese era rivolta alle Olimpiadi invernali. Una firma su un foglio che rischia di tradursi in un taglio netto di opportunità per comunità fragili e bisognose di strumenti adeguati.
Questa non è una battaglia di parte. È una battaglia per il futuro del nostro territorio. Serve un’azione comune, senza bandiere politiche, per chiedere al Governo di fare un passo indietro e ripristinare la classificazione montana dei nostri comuni.
Difendere il Monte Pisano e l’Alta Val di Cecina significa difendere le nostre comunità, il nostro ambiente e il nostro futuro. Difendere le aree interne deve essere la priorità in un momento storico complesso a livello economico e geopolitico. Un atto, quello del governo, che va nella direzione di abbandonare a sé stesse le aree più esterne ai grandi conglomerati urbani. Non possiamo tollerare tutto ciò!



