Scuola e ispezioni, su Punto Radio l'intervista a Paola Fioravanti. Il timore non può guidare l’educazione
Intervenuta giovedì 19 febbraio a “I Bracconieri – la rivincita”, la docente del Liceo Montale di Pontedera è tornata sulle verifiche ministeriali disposte dal Governo dopo un webinar dedicato alla Palestina. “Le norme non sono cambiate, ma il clima sì”
Giovedì 19 febbraio, nel corso della dodicesima puntata de “I Bracconieri – la rivincita”, programma di attualità ideato e condotto da Gabriele Santoni e Stefano Renzoni su Punto Radio, è intervenuta Paola Fioravanti, insegnante di Italiano ed Educazione civica al Liceo Montale di Pontedera.
La docente è stata nei mesi scorsi al centro di un caso politico che ha coinvolto l’istituto pontederese, destinatario di ispezioni ministeriali successive all’organizzazione di un webinar rivolto agli studenti e alle studentesse con ospite Francesca Paola Albanese, giurista e relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Le verifiche sono state disposte nell’ambito dell’azione del Governo Meloni.
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“Le leggi sono le stesse, ma si respira più cautela”
Nel corso dell’intervista, Fioravanti ha insistito su un punto: dal punto di vista normativo, nulla sarebbe mutato.
"I programmi ministeriali non esistono più da tempo – ha precisato – esistono indicazioni nazionali che consentono un’ampia autonomia didattica. Le leggi sono le stesse di prima".
Secondo la docente, anche per quanto riguarda l’organizzazione di incontri o dibattiti nelle scuole non vi sarebbero state modifiche legislative sostanziali. Ha richiamato le circolari sul cosiddetto “contraddittorio”, osservando che non hanno valore pari a una norma primaria. "Il problema – ha aggiunto – non è la legge, ma il clima. C’è più paura di esporsi e di essere sanzionati".
Il nodo delle ispezioni
Fioravanti ha confermato di aver vissuto direttamente le conseguenze della vicenda. Pur evitando dettagli procedurali, ha parlato di una situazione che l’ha vista 'presa di mira' rispetto ad altri colleghi. "Quando si è convinti di aver operato nel rispetto delle norme – ha dichiarato – si affrontano anche le verifiche con relativa serenità, pur sapendo che non è il contesto più semplice".
Ha inoltre evidenziato come, a suo avviso, attorno alla scuola si sia sviluppato un confronto politico acceso, amplificato dai social e da esponenti politici locali. "La politica – ha detto – tende a entrare nella scuola proprio mentre si afferma che dovrebbe restarne fuori".
Attualità, educazione civica e conflitto
Richiamata a parlare della scelta di promuovere iniziative legate alla situazione in Medio Oriente, la docente ha ribadito che affrontare temi di stretta attualità rientra pienamente nell’educazione civica. "Gli studenti vedono ogni giorno immagini e notizie sui loro telefoni – ha osservato – non si può pensare di fare educazione senza assumersi la responsabilità di discuterne".
Ha respinto l’idea che l’iniziativa potesse essere letta come propaganda, distinguendo tra giudizio sulle azioni di un governo e giudizio su un popolo o su una cultura.
“Il vero avversario è la paura”
Nel passaggio forse più netto dell’intervista, Fioravanti ha individuato nel timore di esporsi il principale rischio per l’istituzione scolastica. "Educare sotto la spinta della paura – ha affermato – genera distorsioni. La scuola è un luogo che richiede responsabilità etica e capacità di confronto".
Pur riconoscendo tensioni e criticità, la docente ha sottolineato anche segnali positivi: una rinnovata partecipazione studentesca al dibattito pubblico e il desiderio di confronto diretto dopo gli anni segnati dalla pandemia.
Chi è Paola Fioravanti
Nata a Pisa quasi cinquant’anni fa, con radici familiari tra l’Emilia e la Toscana senese, Paola Fioravanti è oggi insegnante in un liceo di provincia, professione che svolge da oltre due decenni. Laureata in Storia del cristianesimo antico con una tesi sul tardo ebraismo e le prime comunità cristiane, ha proseguito la formazione grazie a una borsa di studio alla Hebrew University of Jerusalem nel 2000, anno segnato dal fallimento degli accordi di Oslo.
Dopo un dottorato avviato e poi interrotto a Parigi, ha scelto la scuola come ambito definitivo di lavoro, affiancando all’insegnamento esperienze sociali, tra cui il progetto “Le città sottili” nelle scuole dei campi rom. Madre di due figlie, racconta una vita familiare “complessa” e radicata in una forte identità territoriale. Per lei, l’educazione alla scrittura e alla lettura critica rappresenta la forma più alta di partecipazione democratica possibile tra i banchi.


