Takeda, nessun accordo al tavolo in Regione: confermati investimenti, resta il nodo dei 67 lavoratori in staff leasing
L'azienda non accoglie le proposte avanzate per gestire la riorganizzazione del reparto Visual Inspection e limitare l'impatto occupazionale. Sindacati pronti alla lotta
Si è concluso senza un accordo il confronto in Regione Toscana sulla riorganizzazione del reparto Visual Inspection dello stabilimento Takeda di Pisa.
L'azienda ha ribadito la volontà di proseguire con il piano industriale, confermando investimenti e continuità produttiva, ma ha escluso il ricorso agli ammortizzatori sociali ritenendo non praticabili le soluzioni proposte.
Restano quindi irrisolte le preoccupazioni per il futuro dei 67 lavoratori in staff leasing coinvolti dalla riorganizzazione, mentre il tavolo istituzionale rimane aperto per ulteriori confronti.
Ha scritto Takeda.
Si è svolto oggi presso la Regione Toscana un incontro tra Takeda, i Rappresentanti istituzionali regionali e comunali e le Organizzazioni Sindacali nell'ambito del confronto relativo alla riorganizzazione del reparto di Visual Inspection presso il sito produttivo di Pisa.
Nel corso dell'incontro, Takeda ha illustrato il proprio piano industriale per il sito, confermando la continuità dei volumi produttivi e degli investimenti nei prossimi anni, a testimonianza del concreto impegno dell'azienda verso lo sviluppo e la competitività del polo produttivo pisano.
L’azienda ha inoltre comunicato di aver analizzato dal punto di vista organizzativo, la possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali, ipotesi avanzate dalle Organizzazioni Sindacali e sostenute dalla Regione Toscana. Tuttavia, con rammarico, Takeda ha dovuto prendere atto che la loro applicazione avrebbe ricadute ingestibili dal punto di vista organizzativo che potrebbero comportare impatti sulla continuità produttiva di farmaci salvavita.
Takeda ha quindi ribadito la propria convinzione che le misure, già proposte dall’Azienda sia in ambito sindacale sia presso le sedi istituzionali competenti, rappresentino l’unica soluzione possibile ed efficace per sostenere con responsabilità i lavoratori in staff leasing coinvolti. A differenza del ricorso agli ammortizzatori sociali, che comporterebbe per tutti i dipendenti di Takeda e per i lavoratori in staff leasing penalizzanti riduzioni dell’orario di lavoro e della retribuzione, le alternative proposte da Takeda e dall’agenzia per il lavoro interessata sono orientate a creare opportunità professionali concrete e sostenibili nel tempo, favorendo un percorso di continuità occupazionale e di valorizzazione delle competenze.
In particolare, l’azienda ha ribadito il proprio impegno a ridurre ulteriormente il numero dei lavoratori in staff leasing interessati dalla riorganizzazione, attraverso la ricerca e l’implementazione di ogni possibile soluzione organizzativa. Parallelamente sarà implementato un piano di supporto e ricollocazione predisposto dall’agenzia per il lavoro interessata che prevede misure aggiuntive rispetto a quelle previste dal contratto collettivo applicabile, con l’obiettivo di favorire il reinserimento lavorativo nel più breve tempo possibile.
A tale percorso si affiancano ulteriori forme di sostegno destinate ai lavoratori coinvolti. L’azienda ha inoltre confermato che ai lavoratori interessati dalla riorganizzazione sarà riconosciuta una priorità di accesso alle future opportunità occupazionali che dovessero rendersi disponibili presso il sito di Pisa, attraverso un percorso preferenziale riservato per i successivi 18 mesi, a testimonianza dell’attenzione e della responsabilità con cui Takeda intende gestire questa fase di trasformazione.
Nonostante gli sforzi messi in campo, prendendo atto che non è stato possibile raggiungere una posizione condivisa su questo specifico tema, Takeda esprime il proprio rammarico per il mancato raggiungimento di un accordo. Allo stesso tempo l’azienda ha rinnovato alle Organizzazioni Sindacali la disponibilità a continuare il confronto, sia sul tavolo sindacale che su quello regionale, al fine di trovare soluzioni concrete ed efficaci di sostegno nei riguardi dei lavoratori coinvolti.
Ha scritto la Regione Toscana.
Preceduto da due lunghe giornate di trattativa, segnate da sedute riservate rispettivamente con organizzazioni sindacali e con l’Azienda, al tavolo di salvaguardia su Takeda convocato in Regione da Valerio Fabiani non si è raggiunto alcun accordo. Ferma restando la decisione di riorganizzare il reparto di Visual Inspection, la multinazionale giapponese del biofarmaco ha confermato investimenti e volumi produttivi per il futuro nel sito di Pisa ma non ha acconsentito ad alcuna delle soluzioni proposte per evitare l’impatto delle scelte aziendali sui 67 lavoratori somministrati destinati alla disdetta del contratto di lavoro.
“Pur riconoscendo la necessità e la volontà di continuare il confronto in sede istituzionale, come richiesto tra l’altro dalle organizzazioni sindacali, c’è amarezza per il mancato accoglimento della proposta di mediazione – dichiara il consigliere per lavoro e crisi aziendali di Eugenio Giani -; si vede comunque lo spazio per continuare a discutere e invitiamo le parti, e in particolare l’azienda, a uno sforzo in più di riflessione. Il tavolo rimane aperto“.
LE REAZIONI SINDACALI
Hanno scritto Alessandro Conforti (Filctem-Cgil Pisa), Damiana Fiamingo (Nidil-Cgil Pisa).
A seguito dell’incontro promosso dal Tavolo di Crisi della Regione Toscana svoltosi ieri 06/08/2026, è emersa la totale contrarietà dell’azienda a prendere in considerazione tutte le proposte di mediazione avanzate dalla Regione.
Il primo punto all’ordine del giorno è stata la presentazione del piano industriale da parte dell’azienda, rispetto al quale le OO.SS. e la Regione hanno chiesto che venissero meglio dettagliati gli investimenti in ricerca e sviluppo e il conseguente andamento occupazione, sopratutto a fronte di una rinnova dichiarazione da parte dell’azienda che è in atto una concorrenza interna al gruppo Takeda che mette i vari siti produttivi in competizione fra loro.
Dopo ampia discussione la Regione ha chiesto alle OO.SS. ed all’azienda la disponibilità di addivenire ad un accordo, a partire dalla condivisione del piano industriale integrato e di un piano di gestione dell’esubero dei lavoratori somministrati ed alla riqualificazione del personale interno Takeda. Contestualmente la Regione, con l’azienda, si sarebbe resa disponibile ad effettuare una verifica preliminare presso il Ministero del Lavoro per valutare anche l’effettiva attuabilità di un ammortizzatore sociale a sostegno del piano di ricollocazione esterna dei lavoratori Adecco e formazione del personale interno coinvolto nelle nuove attività lavorative.
Sebbene tutte le OO.SS. presenti all’incontro abbiano esplicitato l’assenso a quanto proposto dalla Regione, l’azienda si è rifiutata di intraprendere questo percorso a partire dalla verifica ministeriale.
Dispiace constatare ancora una volta il rifiuto a prendere in considerazione un percorso che prevedeva una condivisione e corresponsabilità di tutti i soggetti presenti al tavolo a partire dall’istituzione Regionale. Chiediamo all’azienda di dare un segnale di discontinuità che possa permettere la ripresa della trattativa.
Decideremo come proseguire la vertenza riservandoci di valutare tutte le azioni da intraprendere dopo esserci confrontati con le lavoratrici ed i lavoratori attraverso le assemblee già convocate di questa sera e domani.
Ha scritto USB - Lavoro privato Pisa.
Si è svolto questa mattina presso la Regione Toscana l'incontro tra Takeda, Regione, Comune di Pisa, Adecco e Organizzazioni sindacali. L'azienda era chiamata a presentare il piano industriale e a chiarire come intendesse gestire la riorganizzazione annunciata.
Dal piano industriale non sono emersi elementi tali da giustificare quanto sta accadendo. I volumi produttivi previsti per i prossimi anni rimangono sostanzialmente invariati e non evidenziano alcun crollo dell'attività.
Ancora più incomprensibile è quindi la decisione di Takeda di non ricorrere agli ammortizzatori sociali, come invece è stato fatto nello stabilimento di Rieti per accompagnare il processo di riorganizzazione.
Come USB abbiamo ribadito con forza che questa scelta è priva di qualsiasi logica industriale e organizzativa. Mentre l'azienda conferma di voler interrompere la missione dei 67 lavoratori in somministrazione, molti dei quali lavorano nello stabilimento da anni, negli ultimi giorni è stata costretta a ricorrere al lavoro straordinario, ha limitato la fruizione di ferie e permessi al personale in staff leasing e ha perfino effettuato nuove assunzioni.
Sono fatti che parlano da soli. Se c'è bisogno di straordinari, se si bloccano ferie e permessi e se si assumono nuovi lavoratori, significa che gli esuberi dichiarati non esistono. Al contrario, in diversi reparti permane una condizione di sotto-organico.
Per USB è quindi inaccettabile che la riorganizzazione venga scaricata ancora una volta sui lavoratori più precari, utilizzati per anni per garantire la produzione e oggi considerati sacrificabili senza alcuna reale motivazione.
Nel corso dell'incontro, la Regione Toscana si è impegnata ad avviare un confronto con il Ministero del Lavoro per verificare gli strumenti disponibili e a riconvocare nei prossimi giorni un nuovo tavolo con tutte le parti.
Per quanto ci riguarda, il tempo delle attese è finito. La decisione dell'azienda è attualmente sospesa, ma se Takeda dovesse confermare l'interruzione della missione dei 67 lavoratori in somministrazione e non riaprire un confronto vero per salvaguardare tutta l'occupazione, USB è pronta a dichiarare lo stato di agitazione e ad avviare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie.
I numeri presentati dall'azienda smentiscono la narrazione degli esuberi. Chi produce ricchezza non può essere il prezzo della riorganizzazione. USB continuerà a difendere il lavoro, l'occupazione e la dignità di tutti i lavoratori di Takeda Pisa.
LE REAZIONI DELLA POLITICA
Ha scritto Diritti in comune.
Riteniamo gravissimo la condotta da parte di Takeda che nel tavolo di giovedì 6 agosto con istituzioni e sindacati ha confermato la decisione di procedere al licenziamento dei lavoratori e delle lavoratrici in staff leasing, chiudendo ad ogni ipotesi di confronto su questo.
Si tratta di una decisione inammissibile a fronte di una multinazionale che in questi anni ha costruito buona parte dei suoi profitti grazie proprio al lavoro precario, e a professionalità che prima sono tornate utili, tenendole in condizioni di ricattabilità e precariato e di cui ora ci si vuole sbarazzare.
Tutto questo mentre Takeda ha chiuso l’esercizio 2025 con un utile di 10.266.020 euro, prendendo importanti finanziamenti pubblici a livello nazionale e importanti rapporti per la gestione di alcuni servizi con la Regione Toscana.
Non vi è quindi alcuna situazione di crisi e si agisce secondo strategie speculative e socialmente irresponsabili, col solo obiettivo della massimizzazione dei profitti.
Di fronte a tutto ciò siamo a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici non solo perché nessun posto di lavoro venga perso, ma affinché quel lavoro abbia un vero e pieno riconoscimento a livello salariale e di diritti.


