Pisa, sostituita una valvola mitralica a cuore battente
All’Aoup l’intervento su un paziente di 70 anni ad alto rischio operatorio, senza aprire il torace. La tecnica è stata descritta in una pubblicazione scientifica
All’Aoup di Pisa un’équipe multidisciplinare ha sostituito una bioprotesi mitralica deteriorata in un paziente di 70 anni, operando a cuore battente attraverso piccole incisioni.
Secondo l’azienda ospedaliera, i medici hanno rimosso i lembi della vecchia valvola e posizionato la nuova protesi senza aprire il torace né fermare il cuore.
La procedura è stata descritta su JACC: Cardiovascular Interventions; l’Aoup riferisce che, a nove mesi dall’intervento, le condizioni cliniche del paziente sono buone.
Ha scritto l'Aoup.
A Pisa in Aoup è stato effettuato con successo un intervento cardiochirurgico innovativo per la sostituzione di una bioprotesi valvolare mitralica degenerata in un paziente di 70 anni, ritenuto ad altissimo rischio operatorio.
L’operazione – che rappresenta un primato assoluto a livello mondiale nel settore - è stata condotta a cuore battente e senza apertura del torace, mediante incisioni minime endoscopiche. Ed ecco la novità: sfruttando la visualizzazione ecocardiografica tridimensionale in tempo reale, l’équipe è riuscita a rimuovere (asportare) completamente i lembi della valvola compromessa senza dover aprire il torace né fermare il cuore, utilizzando strumentazione cardiochirurgica “convenzionale”, e a posizionare contestualmente la nuova protesi.
La riuscita della procedura è stata resa possibile dalla stretta collaborazione multidisciplinare e dall’integrazione operativa dell’Heart Team, composto da cardiochirurghi, cardiologi emodinamisti e anestesisti dell’ospedale pisano, oltre al resto dell’equipe composta da tecnici ed infermieri.
La tecnica, presentata e pubblicata su riviste scientifiche di settore - https://www.jacc.org/doi/10.1016/j.jcin.2026.03.016 - , apre concrete prospettive per lo sviluppo di nuove procedure ed attrezzature mediche dedicate ed evidenzia la fattibilità di interventi sempre più personalizzati e disegnati sul paziente per casi ad elevata complessità. A 9 mesi dall’operazione, il paziente presenta un decorso clinico ottimale.



