Aborto farmacologico, associazioni pisane: "Passo avanti, ora coinvolgere i consultori"

Cronaca
PISA e Provincia
Lunedì, 28 Settembre 2026

Obiezione Respinta, AIED Pisa e Casa della Donna accolgono favorevolmente l’annunciato aggiornamento del protocollo regionale e chiedono servizi accessibili e uniformi sul territorio

Obiezione Respinta, AIED Pisa e Casa della Donna intervengono sull’imminente aggiornamento del protocollo della Regione Toscana per l’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, che dovrebbe prevedere, nei casi clinicamente appropriati, la possibilità di assumere a domicilio il misoprostolo, la seconda pillola prevista dal percorso.

Le tre realtà pisane valutano positivamente la novità, ritenendola una misura in grado di ridurre la medicalizzazione del percorso e favorire l’autodeterminazione.

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Ha scritto la Casa della Donna di Pisa.

Obiezione Respinta, AIED Pisa e Casa della Donna accolgono con favore la notizia dell'imminente aggiornamento del protocollo regionale toscano per l'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico, che dovrebbe introdurre la possibilità di assumere a casa il misoprostolo, la seconda pillola, nei casi clinicamente appropriati.

Si tratta di un cambiamento importante, che va nella direzione da sempre auspicata dalle associazioni che si occupano di salute riproduttiva: meno medicalizzazione forzata, meno ostacoli non necessari, più autodeterminazione per chi sceglie di interrompere una gravidanza. Una richiesta che le tre realtà avevano ribadito con forza anche lo scorso 6 giugno, in occasione dell'iniziativa pubblica "Riprendiamoci i consultori: salute pubblica, trasformazione sociale, autodeterminazione", organizzata presso la Casa della Donna di Pisa.

«L'interruzione di gravidanza in regime ambulatoriale negli ospedali era già una possibilità in Toscana – dichiarano le tre associazioni –. Quello che ci aspettiamo da questo aggiornamento è che venga finalmente inserita anche la possibilità di farlo nei consultori, seguendo l'esempio virtuoso dell'Emilia-Romagna, dove questo percorso è già attivo. I consultori sono il presidio pubblico più vicino alle donne e alla comunità LGBTQIA+, il luogo dove accoglienza, ascolto e presa in carico si integrano davvero: è lì che questo diritto deve poter essere esercitato pienamente».

«Garantire il diritto all’aborto – proseguono le associazioni – significa assicurare non solo un diritto riconosciuto sulla carta, ma servizi realmente accessibili, uniformi su tutto il territorio e clinicamente sicuri. I consultori vanno rafforzati con risorse adeguate perché possano essere protagonisti di questo percorso».

Le tre realtà continueranno a monitorare l'applicazione concreta del nuovo protocollo, mettendo a disposizione l'esperienza e le competenze maturate in anni di attività sul territorio a fianco delle donne.

 

 



 

redazione.cascinanotizie