Pisa Book Festival, comunisti e sindacati in presidio: «Basta propaganda di guerra»

Politica
PISA e Provincia
Mercoledì, 30 Settembre 2026

Manifestazione di protesta venerdì 2 ottobre davanti al Museo delle Navi Antiche. Nel mirino degli organizzatori i patrocini istituzionali, il riarmo e la strumentalizzazione della cultura

PISA - «Un evento culturale di primo piano finanziato con risorse pubbliche non può e non deve trasformarsi in una cassa di risonanza per la propaganda di guerra e il riarmo». È con questo presupposto che il movimento Bernini Dimettiti! e il sindacato CUB, insieme a una vasta rete di forze politiche e giovanili della sinistra di classe, hanno promosso una mobilitazione di protesta in occasione del Pisa Book Festival.

L'appuntamento con il presidio è fissato per venerdì 2 ottobre 2026 alle ore 14:30 proprio davanti ai cancelli del Museo delle Navi Antiche di Pisa sugli Scali Simonelli, sede della rassegna libraria. L'iniziativa ha raccolto l'adesione di numerose sigle del territorio, tra cui Partito Comunista, CARC, Partito Comunista Italiano (PCI), Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) e Giovani Comunisti/e, anticipata da una conferenza stampa indetta nella giornata di oggi, 30 settembre, per illustrare le ragioni della contestazione.

Al centro della polemica c'è l'utilizzo dei fondi e delle partnership istituzionali legati alla kermesse. «È inaccettabile che Comune di Pisa e Regione Toscana finanzino con soldi pubblici il Pisa Book Festival – denunciano i promotori della protesta – Il patrocinio dell’Ambasciata d’Ucraina trasforma la manifestazione in un evento di parte, che si traduce in una grave strumentalizzazione della cultura».

Nel comunicato diffuso dalle organizzazioni si contesta apertamente l'impostazione concettuale di alcuni dibattiti in programma, criticando la narrazione del governo di Kiev quale baluardo democratico ed evidenziando come, parallelamente, all'interno degli interventi si definisca Israele un "paese eroico", a fronte delle durissime condanne internazionali per le operazioni militari in corso nella Striscia di Gaza.

La denuncia politica si allarga poi al tema generale della spesa militare e delle ripercussioni economiche sulle famiglie. I promotori ricordano come l'Italia abbia già stanziato oltre 13 miliardi di euro in aiuti per la quota non coperta da segreto di Stato, sottolineando l'impatto dell'inflazione e dei costi energetici: in Italia il gas tocca i 14,83 €/100 kWh contro i 3,40 €/100 kWh dell'Ungheria, che ha mantenuto accordi bilaterali garantendo alle famiglie un risparmio annuo considerevole.

Infine, si evidenzia la frattura tra le scelte governative e l'opinione pubblica, citando i dati dei sondaggi che vedono solo il 18% degli italiani favorevole all'invio di armi e il 10% all'aumento delle spese belliche, mentre le decisioni in sede NATO vanno verso l'innalzamento della spesa fino al 5% del Pil. «Non possiamo accettare che i soldi delle nostre tasse vengano usati dalle istituzioni per finanziare la propaganda di guerra e giustificare il riarmo – concludono gli organizzatori – La cultura deve essere uno strumento di pace, confronto e verità, non una vetrina per politiche belliciste e anti-popolari».

 

 



 

massimo.corsini