Takeda Pisa, la Cgil contro la Cisl: "L'accordo non tutela i posti di lavoro"

Cronaca
PISA e Provincia
Venerdì, 16 Ottobre 2026

Conforti e Fiamingo contestano l'intesa sugli esuberi e respingono le accuse di disinformazione. Per la Cgil la vertenza resta aperta

Si riaccende il confronto tra organizzazioni sindacali sulla vertenza Takeda di Pisa.

Alessandro Conforti, segretario generale della Filctem Cgil, e Damiana Fiamingo, segretaria generale della Nidil Cgil, replicano alle dichiarazioni di Femca e Felsa Cisl, criticando l'accordo sottoscritto con l'azienda.

Al centro della polemica il destino dei lavoratori coinvolti, le nove stabilizzazioni previste e le modalità di gestione degli esuberi.

La Cgil ribadisce la propria contrarietà all'intesa e chiede garanzie sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento pisano.

 

Hanno scritto Alessandro Conforti (segretario generale Filctem Cgil Pisa) e Damiana Fiamingo (segretaria generale Nidil Cgil Pisa).

Le segreterie della CGIL, Filctem e Nidil, respingono al mittente gli attacchi strumentali e le ricostruzioni parziali diffuse dalle sigle della CISL (Felsa e Femca) in merito alla chiusura della vertenza Takeda a Pisa.

Definire la nostra ferma posizione a difesa dell'occupazione come "disinformazione che crea il panico" è un tentativo maldestro di nascondere la realtà dei fatti davanti alle lavoratrici e ai lavoratori.

La CGIL ha chiarito fin da subito la propria linea: i posti di lavoro si difendono, non si svendono.

E insieme alla CGIL lo hanno affermato, manifestando davanti ai cancelli dello stabilimento, la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori, le forze politiche, le rappresentanze dei lavoratori delle aziende più importanti del territorio.

La difesa di quei 67 posti di lavoro è proseguita ai tavoli istituzionali, nei consigli comunali e regionali e soprattutto al tavolo istituzionale di crisi della Regione Toscana, che lo ricordiamo è stato attivato su ns richiesta. Fin da subito la Regione Toscanan si è messa a disposizione per cercare di individuare le soluzioni migliori per la gestione di questa complicata vicenda.

La verità politica e sindacale di questa vertenza è che rimane ancora aperta.

Infatti se la CISL non fosse intervenuta a sottoscrivere quell'accordo con l’azienda che nel frattempo era stata condannata dal Tribunale di Pisa per comportamento antisindacale, per aver impedito ai lavoratori di scioperare, oggi staremmo ancora ai tavoli a discutere di come mantenere in piedi tutti i posti di lavoro e dare continuità produttiva al sito di Pisa.

L'intesa della CISL non è un successo, ma rappresenta la monetizzazione di una resa e lo svilimento degli stessi tavoli istituzionali.
Accettare un testo nel quale si condivide di mettere alla porta le 48 persone rimaste, dopo le dimissioni di chi è andato via spontaneamente non vedendo più un futuro in azienda, a fronte di sole 9 stabilizzazioni, senza peraltro nessun criterio oggettivo, non è tutela dei lavoratori ma legittimazione di licenziamenti indiscriminati, dovuti tra l’altro non ad uno stato crisi ma al solo obiettivo di massimizzazione dei profitti, con la conseguente scelta di delocalizzare.

Accettare quel testo significa anche scegliere di non tutelare lavoratrici e lavoratori rimasti vittime dell’abuso di uno strumento normativo, quale lo staff leasing, messo in discussione dalla stessa Corte di Giustizia Europea, anche su ricorsi partiti dalla CGIL, e liberare l’azienda dal rischio di future cause per il giusto riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato.

Ai lavoratori non è stata data la possibilità di scegliere se proseguire il lavoro o accettare un’indennità economica, ma li si è semplicemente messi di fronte ad un ricatto. La loro uscita dall’azienda, infatti, era stata già decisa e ratificata con l’accordo sottoscritto da Femca e Felsa Cisl.

In altre parole: “Vai via dall’azienda! O vai via con i soldi o vai via senza soldi”.

È ridicolo, inoltre, che la CISL ci accusi di "incoerenza" per aver assistito i lavoratori nelle conciliazioni individuali. Nel momento in cui l'azione unitaria è stata spaccata dalla firma della CISL e l'accordo quadro è diventato esecutivo, l'assistenza al tavolo di conciliazione è diventato per noi un inderogabile atto dovuto di tutela individuale.

Mai la CGIL avrebbe lasciato da soli i singoli lavoratori, senza tutele di fronte al fatto compiuto.

Questo supporto non sposta di un millimetro il nostro giudizio sindacale totalmente negativo sull'accordo.

La risposta migliore alle gravi  affermazioni della CISL, tuttavia, non dobbiamo darla noi: l’hanno già data gli stessi lavoratori di Takeda.
Nel segreto dell'urna, da “lavoratori liberi”, hanno scelto da chi farsi rappresentare votando la nuova RSU interna e premiando la Filctem CGIL come primo sindacato con oltre il 60% dei consensi. Questo voto democratico è la smentita più sonora a chi accusa la nostra Organizzazione di agire contro l’interesse dei lavoratori e dimostra da quale parte stia la fiducia dei dipendenti dello stabilimento.
I lavoratori hanno capito perfettamente chi difende i loro diritti.

La Fictem CGIL, forte del mandato democratico appena ricevuto con il voto della RSU, continuerà ad impegnarsi al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Takeda, convinta che il ruolo del sindacato sia quello di lottare per un’occupazione stabile e di qualità e non quello di certificare le rese, chiedendo all’azienda di dimostrare con i fatti che intende mantenere e sviluppare il sito di Pisa.

 

 



 

redazione.cascinanotizie