Pisa, occupazioni scolastiche: studenti incappucciati al Santoni denunciano il mancato ascolto delle loro richieste
Diffuso un video girato all'interno dell'istituto, con banchi e sedie accatastati. La protesta si inserisce nel quadro delle occupazioni che hanno coinvolto anche Fascetti e Pacinotti. Dopo le dichiarazioni del presidente della Provincia Massimiliano Angori sui danni negli istituti occupati, la psicologa clinica Marta Ricchi propone una lettura dei comportamenti degli studenti e richiama le istituzioni al dialogo
Torna al centro dell'attenzione la protesta studentesca negli istituti superiori di Pisa.
In un video diffuso da Riscatto, alcuni giovani con il volto coperto intervengono dall'interno della scuola, davanti a banchi e sedie accatastati, facendo riferimento all'occupazione del Santoni e lamentando la mancanza di risposte alle richieste degli studenti.
Le immagini si inseriscono nel contesto delle occupazioni che nei giorni scorsi hanno interessato anche il Fascetti e il Pacinotti, alimentando il confronto sulle modalità della protesta e sulle condizioni degli edifici scolastici.
L'APPELLO DI ANGORI
Sulla vicenda era intervenuto, ai microfoni di Punto Radio, il presidente della Provincia di Pisa, Massimiliano Angori, che aveva riconosciuto il diritto degli studenti a manifestare il proprio dissenso, sottolineando però la necessità di salvaguardare le strutture pubbliche e le attrezzature destinate alla didattica.
Nell'intervista Angori aveva riferito anche di danni riscontrati negli istituti coinvolti, con una prima stima di circa 10 mila euro per il Pacinotti, oltre a danneggiamenti agli arredi e scritte segnalati al Fascetti.
RIASCOLTA L'INTERVISTA
Il nuovo video riporta l'attenzione sulle ragioni della mobilitazione, ma anche sulle conseguenze delle occupazioni e sulla necessità di un confronto tra studenti, dirigenti scolastici e istituzioni.
IL COMMENTO DELLA PSICOLOGA CLINICA MARTA RICCHI
Sul video e sulle modalità della protesta interviene anche la dottoressa Marta Ricchi, psicologa clinica e della riabilitazione, prossima collaboratrice di Punto Radio con la trasmissione "Punti di equilibrio. Comportamenti, relazioni e legami", che propone una lettura dei comportamenti degli studenti attraverso gli strumenti della psicologia dei gruppi.
Una riflessione che pone l'attenzione sul disagio giovanile, sul rapporto con le istituzioni e sul significato che gli stessi ragazzi attribuiscono agli spazi scolastici.
Di seguito il suo intervento integrale:
Da Dottoressa, da Psicologa Clinica, davanti alle immagini di questo video ho il dovere di andare oltre la reazione epidermica. La mia lunghissima formazione Clinica, che porto avanti tutt'ora in un percorso di studio continuo, mi insegna che nella Psicologia dei Gruppi il comportamento visibile è solo LA PUNTA DELL'ICEBERG di un vissuto molto più complesso.
Guardiamo i dettagli: vediamo ragazzi con i volti coperti e barricate di banchi sullo sfondo. A uno sguardo superficiale sembra solo ribellione. Ma con gli strumenti della clinica scopriamo una realtà diversa: quella barricata è un confine difensivo. È la risposta fisica all'abbandono delle istituzioni. Quando la Provincia non risponde sui lavori strutturali, i ragazzi alzano un muro per proteggersi e riappropriarsi del proprio spazio. E il volto coperto? È l'annullamento del singolo per diventare un corpo unico, per farsi forza di fronte a un mondo adulto che percepiscono come sordo.
Ma il vero paradosso clinico sta nelle loro parole. Dietro quelle barricate, questi ragazzi non pianificano violenza: invitano le persone a scuola il pomeriggio per 'giocare a calcetto, fare merenda e stare insieme'. In un'epoca segnata dall'ansia e dall'isolamento dei giovani, questi studenti stanno cercando disperatamente di fare co-regolazione emotiva. Stanno eleggendo la scuola a loro ''base sicura''.
Quando le istituzioni non rispondono o inventano falsità su di loro, infliggono una ferita da invalidazione emotiva. La risposta a questa protesta non può essere il pugno di ferro. Validare i loro bisogni e accogliere questo invito al dialogo non significa essere permissivi: significa avere la maturità scientifica e umana di curare una frattura relazionale prima che diventi rabbia incurabile.




