Ossicombustore di Peccioli, si accende il confronto politico dopo il via libera della Conferenza dei Servizi
Dalla netta contrarietà del Movimento 5 Stelle alle richieste di maggiore trasparenza avanzate dall'opposizione cascinese, fino al no di Diritti in Comune Pisa. Il progetto continua a dividere il dibattito politico e istituzionale in Toscana
Il via libera della Conferenza dei Servizi al progetto dell'ossicombustore di Peccioli ha riacceso il confronto politico sul futuro della gestione dei rifiuti in Toscana.
Sul tema sono intervenuti Fausto Bosco, assessore del Comune di Cascina ed esponente del Movimento 5 Stelle, Dario Rollo, capogruppo di Valori e Impegno Civico e LeD a Cascina, e il gruppo consiliare Diritti in Comune Pisa, esprimendo posizioni differenti.
Bosco ha ribadito la contrarietà del Movimento 5 Stelle all'impianto, richiamando i principi del programma regionale sottoscritto nel 2025 e contestando sia la sostenibilità ambientale sia quella economica del progetto, ritenuto una tecnologia ancora priva di sufficienti riscontri industriali.
Rollo ha assunto una posizione più articolata: pur non escludendo a priori il ricorso a impianti innovativi per il trattamento del rifiuto residuo, ha chiesto maggiore trasparenza sui dati economici, sulla governance e sui benefici attesi per i territori, sostenendo la necessità di valutazioni basate su analisi indipendenti e documentazione pubblica.
Diritti in Comune Pisa ha invece espresso una netta opposizione all'ossicombustore e alla possibile partecipazione di RetiAmbiente nella società che dovrebbe realizzare l'impianto, chiedendo il ritiro del progetto e un cambio di strategia regionale orientato alla riduzione dei rifiuti e ai principi "Rifiuti Zero".
Ha scritto Fausto Bosco, assessore del Comune di Cascina.
Esattamente un anno fa decisi di candidarmi nelle liste del Movimento 5 Stelle per le elezioni regionali. Insieme a numerosi attivisti ho contribuito alla stesura del programma che ha portato alla sottoscrizione, da parte del presidente Eugenio Giani, di 23 punti programmatici che costituiscono il patto elettorale con i cittadini toscani.
Un programma fondato sui principi della sostenibilità ambientale, della giustizia sociale e dell'impegno civico, con temi centrali come l'acqua pubblica, il reddito di cittadinanza regionale, il salario minimo garantito e la revisione del Piano regionale dei rifiuti.
Proprio su quest'ultimo tema si concentra oggi la mia riflessione, alla luce del parere favorevole espresso dalla Conferenza dei Servizi per la realizzazione dell'impianto di ossicombustione termica previsto a Peccioli.
Il Movimento 5 Stelle ha sempre espresso contrarietà al trattamento termico dei rifiuti, sostenendo modelli orientati alla riduzione della produzione dei rifiuti, all'aumento della raccolta differenziata, alla chiusura del ciclo e all'applicazione dei principi dell'economia circolare e della strategia Zero Waste. L'obiettivo resta quello di ridurre progressivamente il ricorso a discariche e impianti di incenerimento presenti sul territorio regionale.
La contrarietà all'ossicombustore, secondo questa posizione, non nasce da motivazioni ideologiche ma da valutazioni tecniche e politiche. Viene evidenziato come il progetto faccia riferimento a modelli teorici sia per quanto riguarda il funzionamento dell'impianto sia per le stime relative alle emissioni atmosferiche, configurandosi come un investimento di oltre 130 milioni di euro privo, secondo i critici, di adeguati riscontri industriali consolidati.
Tra le osservazioni avanzate vi è anche quella relativa ai materiali prodotti dal processo. Secondo i dati riportati, l'impianto genererebbe circa 25mila tonnellate annue di inerti vetrificati e 88mila tonnellate di anidride carbonica. Viene inoltre contestata la classificazione dell'impianto come struttura di economia circolare e recupero di materia, ritenendo insufficienti le garanzie sul comportamento nel tempo delle sostanze contenute nei residui del trattamento.
Ulteriori perplessità riguardano l'aspetto economico-finanziario dell'operazione. In particolare viene richiamata la partecipazione di RetiAmbiente nella compagine societaria della proponente Novatosc, ritenuta determinante per la sostenibilità dell'investimento. Secondo questa lettura, l'eventuale finanziamento dell'opera potrebbe tradursi in ricadute tariffarie per i cittadini attraverso il sistema di copertura degli investimenti previsto dalla normativa.
Per queste ragioni viene ribadita la contrarietà alla realizzazione dell'impianto.
Infine, viene richiamata una dichiarazione del sindaco di Peccioli che, dopo il via libera della Conferenza dei Servizi, ha auspicato una rapida presa d'atto da parte della Giunta regionale. Un passaggio che viene indicato come elemento di riflessione nel dibattito politico e istituzionale che accompagna il progetto.
Ha scritto Dario Rollo, consigliere comunale di opposizione a Cascina.
Le dichiarazioni del sindaco di Peccioli Renzo Macelloni sulla conclusione dell'iter autorizzativo dell'impianto di ossicombustione meritano alcune riflessioni che vanno oltre i comprensibili toni celebrativi.
"Nessuno mette in discussione il lavoro svolto dagli enti tecnici coinvolti nella Conferenza dei Servizi né il valore delle procedure autorizzative previste dalla normativa. Tuttavia sarebbe un errore far passare il messaggio che il rilascio delle autorizzazioni equivalga automaticamente a una promozione definitiva del progetto sotto il profilo economico, industriale e dell'interesse pubblico" commenta Dario Rollo, capogruppo di Valori e Impegno Civico e LeD del Comune di Cascina, già vicesindaco e sindaco reggente.
"Restano infatti tutte le questioni che abbiamo sollevato negli ultimi anni. La Corte dei Conti della Toscana ha evidenziato criticità rilevanti sul percorso societario e sulla trasparenza dell'operazione che coinvolge Novatosc Srl, Belvedere Spa e Oxoco Srl. Ad oggi non risultano pubblicamente disponibili analisi economico-finanziarie dettagliate in grado di dimostrare la sostenibilità di un investimento superiore ai 150 milioni di euro, né sono stati illustrati con chiarezza i benefici economici attesi per i cittadini e per i Comuni dell'ambito Toscana Costa".
"Il sindaco Macelloni parla di un risultato importante per la Toscana costiera. Dalle sue dichiarazioni emerge inoltre la prospettiva di un impianto destinato a trattare rifiuti provenienti non solo dal nostro ambito, ma anche da altre aree della Toscana, a partire dalla Toscana Centro. Proprio per questo sarebbe opportuno che tutti i Comuni interessati partecipassero realmente alle scelte strategiche e alla governance degli impianti".
"Lascia inoltre perplessi il richiamo rivolto alla Giunta regionale affinché proceda rapidamente alla presa d'atto dell'autorizzazione, indicandola come una dimostrazione della capacità di governo del campo largo. Le scelte sulla gestione dei rifiuti dovrebbero essere valutate esclusivamente sulla base dell'interesse pubblico e della loro sostenibilità, non sulla necessità di lanciare messaggi politici in vista delle future scadenze elettorali."
"Ad oggi l'eventuale ingresso di RetiAmbiente nella società Novatosc resta soltanto un'ipotesi progettuale e non una decisione formalmente approvata dagli organi competenti. E anche qualora si concretizzasse, RetiAmbiente avrebbe un ruolo minoritario, mentre il controllo rimarrebbe nelle mani di Belvedere Spa, società che gestisce la discarica di Peccioli e che rappresenta il perno dell'intera operazione".
"Se l'impianto rappresenta davvero una straordinaria opportunità per il territorio, allora sarebbe logico aprire la governance dell'intero sistema impiantistico ai Comuni dell'ambito. Per questo rilanciamo una proposta semplice e concreta: Belvedere Spa valuti la cessione di una quota significativa a RetiAmbiente, consentendo una gestione realmente condivisa e pubblica di infrastrutture che svolgono un ruolo strategico per il ciclo dei rifiuti della Toscana costiera".
"Come Valori e Impegno Civico abbiamo sempre sostenuto che il tema del trattamento del rifiuto residuo non possa essere affrontato con slogan ideologici. Parlare di rifiuti zero senza confrontarsi con la realtà produttiva, industriale ed economica dei territori rischia di trasformarsi in pura propaganda. Siamo aperti alla discussione su impianti di nuova generazione, compresi sistemi innovativi di valorizzazione energetica del secco residuo, purché le scelte siano supportate da dati trasparenti, analisi indipendenti e valutazioni equilibrate".
"Ciò che non accettiamo è che ai cittadini venga chiesto un atto di fede. Su un investimento di questa portata servono numeri, documenti, piani industriali e benefici certi per le comunità coinvolte. La trasparenza non è un ostacolo allo sviluppo: è la condizione indispensabile per costruire fiducia, consenso e buona amministrazione".
Ha scritto il gruppo consiliare di oposizione Diritti in comune Pisa.
Nella giornata di oggi, 19 giugno, si svolgerà la Conferenza dei Servizi per dare il via libera alla realizzazione di un impianto di ossicombustione a Peccioli.
Vogliamo ribadire non solo la nostra contrarietà a questa scelta ma riteniamo che occorra un' azione forte di tutti i Comuni soci di Retiambiente nei confronti dei vertici della società e della Regione per il ritiro di questo progetto.
Dopo anche il disastro rappresentato dall'incendio della Delca a Vicopisano, su cui torniamo a chiedere chiarezza sia sui possibili inquinamenti sian sulle cause e le responsabilità, abbiamo dovuto assistere in questi giorni persino ad un utilizzo strumentale di questo evento per continuare, ed anzi accelerare, sulle stesse scelte politiche sbagliate di questi anni, propagandandole come la soluzione, e a portarle avanti sono gli stessi responsabili dei fallimenti che sono sotto gli occhi di tutta la cittadinanza.
Ci riferiamo alle dichiarazioni del presidente di Retiambiente, Fortini, che ha provato a cogliere la palla al balzo, senza alcun pudore, per rilanciare e sollecitare in vista della riunione del 19 il via libera di questo nuovo impianto a Peccioli.
Il territorio della Valdera e la provincia di Pisa in generale scontano da decenni una pressione ambientale insostenibile, concentrando diverse attività industriali in luoghi densamente popolati e una quota sproporzionata – oltre il 50% – degli impianti di trattamento e smaltimento dell’intera Toscana, trasformando di fatto l’area in una diffusa "pattumiera industriale" con notevoli rischi per la salute dei cittadini e pregiudizio per l’ambiente.
In questa situazione, in Toscana continuano invece a essere proposti impianti travestiti da recupero energetico e basati sulla combustione dei rifiuti, come l’impianto di ossicombustione di Peccioli, rendendo ancora più urgente un cambio di strategia a livello regionale sulle politiche di prevenzione e riduzione della produzione dei rifiuti.
Già da tempo tante sono state le voci contrarie a questo impianto e che hanno avanzato puntualmente tutta una serie di rilievi sui profili anche economici e societari di questa operazione che la Regione Toscana guidata dal centro-sinistra, il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni e il presidente di Retiambiente vogliono ad ogni costo con continue forzature.
Riteniamo che questa previsione vada cancellata così come la prospettiva della partecipazione di Retiambiente nella Società Novatosc srl per il 34% (la società che realizzerà e gestirà l'impianto), al momento partecipata all’85% dalla Società Belevedere spa e al 15% dalla Società OXOco., licenziataria esclusiva, a livello mondiale e per il settore dei rifiuti, della tecnologia Isotherm PWR Flameless Oxycombustion.
In più occasioni in questi ultimi anni il Cda di Retiambiente ha provato a forzare per l’approvazione da parte dei comuni dell’ingresso nella società, cosa che ad oggi non è avvenuta perché sono fortissime le criticità di questa operazione su cui numerosi enti locali hanno ripetutamente chiesto chiarimenti.
Da parte nostra ci siamo sempre opposti con coerenza a questa ipotesi. Si tratta di una tecnologia nuova, sperimentata solo in Puglia, dove è attivo un impianto molto più piccolo di quello previsto per Peccioli, della quale non è possibile prevedere gli impatti in termini di inquinamento ambientale e di salute della popolazione.
L’impianto avrebbe un costo complessivo di circa 125.000.000 di euro: è inevitabile che gli elevati costi dell’impianto abbiano conseguenze sul bilancio dei comuni di RetiAmbiente e sull’aumento della TARI, che già in Toscana, e soprattutto a Pisa, è molto alta.
Per risolvere alla radice il problema della sovrapproduzione dei rifiuti e del loro impatto sul territorio occorre, invece, ridurne alla fonte la produzione e cooperare tra territori affinché il trattamento dei rifiuti ricada in modo equilibrato sulle diverse aree della Toscana.
E' necessario intervenire a tutti i livelli, da quello comunale a quello regionale e nazionale, con politiche volte alla riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte (Rifiuti Zero), nel rispetto del principio europeo “chi inquina paga” e della responsabilità estesa del produttore (EPR). Servono maggiori controlli e che la Regione Toscana garantisca ad ARPAT adeguate risorse economiche, umane e strumentali per l’espletamento di tutte le attività istituzionali di tutela e prevenzione ambientale in Toscana.


