Quando la fotografia nasceva in camera oscura: a Pisa la mostra di Paolo Taddei

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Mercoledì, 30 Settembre 2026

Circa 70 opere realizzate tra il 1996 e il 2002 con macchine analogiche. “Camera Obscura, c’era una volta la fotografia” sarà inaugurata venerdì 2 ottobre nella Chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia

 

Un viaggio indietro nel tempo, quando una fotografia non compariva immediatamente sullo schermo di una macchina o di un telefono, ma nasceva lentamente: prima lo scatto, poi il negativo, lo sviluppo e infine la stampa su carta, nel buio della camera oscura.

È questo il mondo raccontato da “Camera Obscura, c’era una volta la fotografia”, la mostra di Paolo Taddei che da venerdì 2 ottobre a domenica 8 novembre sarà ospitata nella Chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia, a Pisa.

L’inaugurazione è in programma venerdì 2 ottobre alle 12, alla presenza dell’autore e delle autorità locali, mentre nelle settimane successive l’esposizione potrà essere visitata gratuitamente dal martedì alla domenica.

In mostra ci saranno circa 70 fotografie, tutte realizzate da Taddei tra il 1996 e il 2002, anni nei quali la rivoluzione digitale non aveva ancora definitivamente cambiato il modo di fotografare.

Taddei, che ha esercitato la professione di fotografo a Pisa fino al 2013, propone un percorso che riporta al centro la fotografia analogica e soprattutto la sua dimensione artigianale. Ogni immagine esposta è infatti il risultato di un procedimento seguito personalmente dall'autore in tutte le sue fasi: dalla realizzazione dello scatto allo sviluppo del negativo, fino alla stampa in camera oscura su carta baritata.

Le immagini sono raccolte in diversi lavori e reportage, ciascuno realizzato con apparecchi fotografici differenti. Si va dal portfolio “Agenzia Ippica, Pisa, 1997”, realizzato con una Rolleiflex 3.5 Tessar, a “Mendicanti, Milano, 1998”, fotografato con una Mamiya 645 Super, fino al reportage “Regina Pacis, San Foca, 2001”, per il quale Taddei utilizzò una Contax 645.

Le stampe, nei formati compresi tra 30x40 e 50x70 centimetri, diventano così non soltanto immagini da osservare, ma anche testimonianza di un mestiere e di una tecnica nella quale ogni passaggio contribuiva al risultato finale.

Da qui anche il titolo, “C’era una volta la fotografia”: quasi un invito a riscoprire tempi, gesti e rituali che l’avvento del digitale ha profondamente trasformato, ma che continuano a raccontare il fascino di un'immagine costruita materialmente dalle mani del fotografo.

La mostra sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30. L’ingresso è libero.

 

 



 

luca.barboni