Rimpasto in giunta a Pisa, tensioni nella maggioranza e critiche dalle opposizioni
La nomina di due nuovi assessori apre una frattura politica dentro Fratelli d’Italia e riaccende lo scontro in consiglio comunale
Il rinnovamento della giunta comunale di Pisa, annunciato dal sindaco Michele Conti la sera di lunedì 26 gennaio con la nomina di due nuovi assessori, apre una fase politicamente delicata per l’amministrazione pisana.
Se da Palazzo Gambacorti la scelta viene presentata come un intervento di rafforzamento dell’azione di governo nella parte conclusiva del mandato, sul piano politico il rimpasto ha già prodotto effetti rilevanti, in particolare all’interno della maggioranza di centrodestra, dove emergono tensioni e prese di distanza che vanno oltre il semplice avvicendamento amministrativo.
A segnare il passaggio più significativo è la presa di posizione di Francesco Niccolai, consigliere comunale eletto con Pisa al Centro e poi tesseratosi con Fratelli d’Italia e oggi confluito nel gruppo misto. In un lungo intervento pubblico, Niccolai parla apertamente di una frattura di fiducia nei confronti del sindaco, attribuendo le scelte sulla giunta non a valutazioni legate all’interesse della città, ma a dinamiche interne di potere e a equilibri di partito. Pur confermando formalmente il sostegno alla maggioranza, Niccolai rivendica da ora in avanti piena autonomia di giudizio e di voto, introducendo un elemento di incertezza negli equilibri consiliari.
Le sue parole trovano immediata eco nelle reazioni delle opposizioni, che leggono il rimpasto come il segnale di una crisi politica ormai strutturale.
Dal Partito Democratico a Sinistra Unita per Pisa, fino alla lista Diritti in Comune, la sostituzione degli assessori viene interpretata come una mossa di natura prevalentemente politica, più orientata alla gestione dei rapporti interni alla coalizione e alla prospettiva elettorale del 2028 che a un reale rilancio dell’azione amministrativa. In questo quadro, le critiche si concentrano sulla mancanza di una visione complessiva per la città, sulla continua riorganizzazione delle deleghe e su un governo locale ritenuto sempre più fragile e diviso.
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Ha scritto Francesco Niccolai, ex consiglire comunale di Fratelli d'Italia passato al Gruppo misto.
Qualcosa, forse di più, si è rotto.
Ieri sera si è consumata una grande delusione dal punto di vista personale, ancor prima che politica.
Il Sindaco, il mio Sindaco, che nel 2018 aveva condotto il centrodestra alla prima storica vittoria ed alla guida della città di Pisa, ha assunto decisioni che non sono a priori ispirate e volte al bene della città ma dettate solo da giochi di potere, alchimie politiche, temo forse anche indirizzate a garantirsi il futuro post mandato. Non si tratta per me di contestare nomi, persone, ruoli, nonostante il rapporto personale che, come tutti ben sanno, mi lega a Giulia Gambini.
La politica, per me, ha rappresentato solo miltanza in gioventù: condivisisone di ideali, valori, serate avventurose ad attaccare manifesti, la frequentazione della federazione, i comizi. Poi la vita ti si ribalta nel volgere di un giorno e le priorità diventano altre. Dopo trent'anni di sola professione e famiglia avevo entusiasticamente aderito all'invito dell'amico che nella primavera del 2018 mi chiedeva di candidarmi in una piccola lista civica federata con FdI, allora inchiodata al tre/quattro per cento. Si parla di pochi anni fa, eppure erano tempi in cui ancora si faceva fatica a completare le candidature e si doveva ricorrere ai “riempilista” perchè non c'era chi era disposto a metterci la faccia e sfidare il sistema di potere di lustri di governo ad egemonia dei partiti di sinistra.
L'impronosticabile accade: il centrodestra vince le elezioni comunali, Michele Conti diventa Sindaco ed io entro in Consiglio Comunale come primo dei non eletti grazie alla nomina di Filippo Bedini ad assessore. Rinuncio subito ad un incarico prestigioso che mi era stato offerto perchè “Michele, a mala pena so dove sta il Comune, andiamo piano...”. Da allora ho cercato di interpretare il mio piccolo ruolo con spirito di servizio, con discrezione, cercando soprattutto di risolvere le grandi e piccole questioni che le persone mi sottoponevano e di portare alla discussione in Consiglio in Comunale le idee ed i valori, soprattutto di credente seppure balbettante, per le quali da sempre, nel privato, mi sono battuto. Il tutto non rinunciando al mio carattere schivo, rifuggendo le prime file, il clamore, il presenzialismo ad ogni costo. Questo mio modo di essere, trasmessomi da mio padre, non è chiaramente piaciuto a molti ed è stato interpretato come disinteresse, noncuranza, mancanza di partecipazione.
Entrato come indipendente e senza tessera di partito dopo un paio di anni mi iscrivo a Fratelli d'Italia ma durante la prima consiliatura l'entusiasmo va scemando, soprattutto a causa di un piccolo, eppur grande dal punto di vista personale, “tradimento” di un amico: gesto per il quale non riceverò mai le scuse. Ciò nonostante, i buoni risultati dei cinque anni di amministrazione Conti sono sotto gli occhi di tutti e mi viene pertanto naturale rinnovare la mia disponibilità alla candidatura. Senza campagna elettorale personale (non c'è storia, non riesco a chiedere per me) ottengo quasi ducecento preferenze e rientro in Consiglio Comunale direttamente e a pieno titolo.
Purtroppo, ben presto, si vede che la storia è tutta diversa: già nella fase di redazione della lista occorre “scremare” perchè le richieste per candidarsi sono maggiori dei posti disponibili. Il partito che mi ha offerto la candidatura è esploso e parte la corsa per salire sopra la macchina in corsa. Durante la nuova consiliatura la spaccatura tra le due “anime” in seno al partito locale intanto si acuisce: avulso da ogni logica di potere, pur aderendo idealmente all'anima “storica”, quella che viene “da lontano”, resto schiacciato da questo dualismo. Chiedo aiuto ma, abbandonato del tutto da chi allora poteva evitare o diminuire le conseguenze di questa contrapposizione, sono costretto a dimettermi, per dignità personale, dall'incarico di Vice Presidente del Consiglio: ruolo che ero stato chiamato a ricoprire con il voto compatto di tutti i consiglieri di maggioranza. Dopo questo passo indietro, eseguito in coerenza con il mio modo di essere, vengo letteralmente scaricato da chi pensavo di tutelare e sostenere con questo mio gesto. Da allora inizia un lungo periodo, quindici lunghi mesi, di isolamento personale e di graduale allontanamento da una comunità che non riconosco più: del tutto escluso anche dagli accordi con cui le due anime si spartiscono i vari coordinamenti locali. Si avvera quello che scherzosamente ripetevo agli amici “non sono fatto per la politica, ed io posso resistere solo in un partito al tre per cento, laddove non ci sono da spartire incarichi, ruoli di potere”.
Anche una richiesta di ulteriore intervento, indirizzata nel giugno scorso al coordinatore comunale ed al coordinatore provinciale del partito, in cui paventavo quanto vado compiendo oggi, resta lettera morta: non sono ritenuto degno nemmeno di una risposta, ancorchè formale. Da qui la decisione di non rinnovare più la tessera del partito e chiudere l'esperienza di consigliere comunale come l'avevo iniziata: indipendente, senza vincoli di partito, con mani e mente libere.
Il resto è storia di ieri, di oggi... Sono rimasto fermo al mio posto per il Sindaco, confermandogli la mia fiducia come ebbi a dichiarare pubblicamente in Consiglio Comunale in occasione delle mie dimissioni da Vice Presidente.
Oggi il Sindaco purtroppo infrange la mia fiducia, sottoponendosi ad una mera operazione partitica per accontentare le pressioni di una delle due anime “locali” e premiando chi, sin dall'inizio della nuova consiliatura, ha fatto fronte contro un proprio assessore: sono logiche che non mi appartengono. Non ho chiesto mai nulla per me, per chi mi è accanto. Mi avvicino alla conclusione del mio incarico di consigliere comunale per uscirne, quando sarà il momento, come sono entrato: anzi impoverito per il tempo e le giornate sottratte alla famiglia ed al lavoro.
Per tutti questi motivi ho deciso di lasciare, oggi, il gruppo consiliare di Fratelli d'Italia e confluire nel gruppo misto: formalmente resto in quota di maggioranza perchè non posso certamente gettare via una esistenza vissuta interamente nel cercare di almeno tendere ad una coerenza ideale.
Ma nulla è scontato ed ogni mia decisione, ogni mio voto, saranno ponderati caso per caso, atto per atto: e nel caso dovessi valutare che quanto mi si chiede è in contrasto con quanto da sempre professato non esiterò a mettermi di traverso.
È il giorno della delusione, della disillusione, ma si va avanti a testa alta.
Ha scritto Antonio Mazzeo, consigliere regionale del Partito Democratico e vice presidente del consiglio regionale della Toscana.
"Il sindaco di Pisa, Michele Conti, ha annunciato un nuovo rimpasto nella giunta comunale, con l’uscita di altri due assessori. Una scelta che lo stesso sindaco motiva con la necessità di “imprimere nuova energia all’azione amministrativa”.
Siamo di fronte, in tutta evidenza, alla certificazione del fallimento di questa Giunta e a un vero e proprio autogiudizio negativo sul proprio operato. È ciò che diciamo da tempo, ciò che i cittadini vivono quotidianamente sulla loro pelle e che ha portato Pisa ad essere oggi una città più insicura, più chiusa e con meno opportunità rispetto al passato.
Cambiare continuamente assessori non significa governare meglio. Conti appare ormai come un allenatore che, di fronte a una squadra incapace di ottenere risultati, continua a fare cambi sperando che qualcosa accada. Ma il problema non sono i singoli nomi: è l’assenza di una visione, di una strategia e di risposte concrete ai bisogni della città.
C’è poi un dato politico che parla da solo: perfino un parlamentare della Lega, Edoardo Ziello, ha manifestato in via Cattaneo contro l’amministrazione comunale, denunciando una presunta “emergenza sicurezza” dopo otto anni di governo della destra. Se persino chi fa parte della stessa maggioranza arriva a contestare pubblicamente, significa che il fallimento è evidente e sotto gli occhi di tutti.
Di fronte a questo scenario, il centrosinistra deve sentire, oggi più che mai, la responsabilità di costruire da subito un’alternativa credibile, concreta e unitaria al non governo della destra. Pisa merita di più e di meglio di questo continuo e triste teatrino".
Ha scritto Diritti in comune.
Più che un rimpasto di giunta per governare la città è uno schema per impostare la campagna elettorale del 2028 che Conti inizia subito mettendo pedine e assecondando i peggiori appetiti dei partiti che lo sostengono. L’accentramento a sé di numerose deleghe, che nello scorso luglio con la sostituzione dell’assessora fantasma Mancini al posto di Latrofa si era rafforzato ulteriormente, non ha pienamente funzionamento per l’immagine del sindaco, da qui il primo grosso cambio di passo. Provare a lanciare l’assessora Scarpa, affidando a lei alcune delle sue deleghe più importanti: stadio, progetti PNRR, navigabilità dell’Arno, come esperimento per capire se possa essere effettivamente la candidata della destra nel 2028. Non è un caso che la stessa Scarpa fosse solo qualche giorno fa ad accompagnare il sindaco all’incontro promosso a Coltano dalla Proloco in assenza invece di tutti gli assessori competenti. Insomma Conti e la destra provano sulla pelle della città le grandi manovre elettorali.
In questo quadro sono evidenti alcuni cambi di rotta molto preoccupanti. Conti riconsegna la delega alla sicurezza e alla Polizia Municipale alla Lega attraverso l’assessora Bonanno che aveva avuto questo incarico nel primo mandato Conti con effetti disastrosi. Da qui la netta bocciatura con l’inizio della nuova consiliatura tenendo per sé questa delega. Evidentemente sotto il fuoco amico in particolare della Lega tramite direttamente il parlamentare Ziello e negli ultimi tempi anche di pezzi di Fratelli d’Italia Conti ha deciso che in vista della campagna elettorale del 2028 per tener viva la Lega occorreva dargli questo assessorato importantissimo per potergli fare cavalcare qualcosa per sperare di avere qualche consenso. Il partito di Salvini ha già fatto disastri in città nella gestione della sicurezza e in particolare del corpo della Polizia Municipale e lo scenario, visto anche il quadro nazionale, non potrà che peggiorare.
Tutto questo mentre Fratelli d’Italia è totalmente dilaniata dalla guerra interna tra correnti per far uscire dalla propria area di riferimento il successore di Conti, in competizione con la possibile candidata Scarpa. La sostituzione della assessora Gambini non ha nulla a che fare, infatti, con il modo con cui ha ricoperto le deleghe, ma è il bisogno di Conti di assecondare e soddisfare gli appetiti di una delle correnti nel partito della Meloni, schema già visto con la nomina ad assessora di Virginia Mancini, che come dimostrato in questi mesi non è in alcun modo adeguata a ricoprire questo ruolo. Non è un caso che Francesco Niccolai esca dal gruppo di Fratelli d’Italia come risposta a questa operazione di Palazzo ma resti nella maggioranza. Anche in questo caso l’interesse per la cosa pubblica non è alla base di alcuna delle scelte del sindaco che prova in tutti i modi a tirare le fila tramite anche le nomine nelle società partecipate del proprio sistema di potere.
Lo stesso cambio della assessora Porcaro con il consigliere Sikera, dopo il passaggio di Ciavarella alla Lega, è un ulteriore sintomo di come la creatura di Conti sia allo sbando ed ognuno vada per sé. Con la sostituzione di Porcaro, Conti prova così anche a nascondere il totale fallimento sugli organismi di partecipazione usando l’arma del ripartire da zero.
Nei fatti si tratta di uno spostamento ulteriormente a destra della compagine di Conti sempre più pericolosa perché sempre più debole e frammentata. Questo rimpasto è una operazione di campagna elettorale che rappresenta l’ennesimo passo indietro nella gestione della città, senza alcun legame con l’interesse della cittadinanza. Chiediamo che si faccia subito una discussione in consiglio comunale sul nuovo riassetto della giunta e del consiglio.
Ha scritto Luigi Sofia, capogruppo di Sinistra Unita per Pisa - AVS.
Il rimpasto di Giunta deciso dal sindaco Michele Conti non è un semplice aggiustamento amministrativo di metà mandato, ma l’atto che svela definitivamente la crisi politica e gli equilibri precari della destra che governa la città. Le sostituzioni delle assessore Giulia Gambini (FdI) e Gabriella Porcaro (Pisa al Centro) con Elena del Rosso e Amanuel Sikera non rilanciano l’azione amministrativa, ma aprono ufficialmente la corsa al "dopo-Conti" in un clima di tensione interna.
"L'uscita di scena dell’assessora Gabriella Porcaro – dichiara Luigi Sofia, capogruppo di Sinistra Unita per Pisa - AVS – non è un fatto neutro, ma la certificazione di un fallimento politico. Questa amministrazione aveva promesso di rilanciare il rapporto tra Palazzo Gambacorti e i quartieri, ma dopo anni di ritardi e regolamenti inapplicati, il risultato è l’abolizione dei comitati territoriali e un vuoto di partecipazione democratica che la città continua a scontare. Il rimpasto sancisce la sconfitta su decentramento e partecipazione, temi sacrificati sull'altare degli equilibri di potere".
Sulla questione interviene anche Andrea Aretini, Segretario cittadino di Sinistra Italiana Pisa: "Il rimpasto mette a nudo le contraddizioni di una coalizione che guarda già al 2028 senza una visione condivisa. La sostituzione dell’assessora Gambini e la redistribuzione delle deleghe in Fratelli d'Italia rispondono a un brutale regolamento di conti interno. L’abbandono del gruppo di Fratelli d’Italia da parte del consigliere Niccolai ne è un segnale inequivocabile”.
"Questa operazione – spiega ancora il consigliere Sofia – non rafforza politicamente la giunta. Concentra deleghe su poche figure e riconosce implicitamente il fallimento su temi fondamentali come la partecipazione democratica e il decentramento”.
"Più che un rilancio dell’azione amministrativa – concludono Aretini e Sofia – questo rimpasto appare come una gestione dell’esistente e un tentativo di tenuta interna, che lascia aperte tutte le questioni politiche irrisolte di questa maggioranza”.
Ha scritto La città delle persone.
Il campo minato per il Sindaco Conti aveva già portato, negli ultimi due rimpasti, a notevoli passi falsi che hanno indebolito ed alimentato in questi mesi ulteriori mal di pancia nella maggioranza per la mancanza di curricula adeguati. Una debolezza che sta dimostrando ormai alla luce del sole tutta la sua inconsistenza. È eclatante il caso della delega ai lavori pubblici attribuita pochi mesi fa all'assessora Mancini, che sta comportando la paralisi di nuove iniziative in una materia nevralgica, o la reiterata fiducia all'assessora Bonanno, politicamente ben protetta ma totalmente inadeguata al sociale.
I precedenti passi falsi hanno infatti, sull'immediato, congelato l'irruenza del Sindaco che dopo l'annuncio natalizio di un imminente rimpasto è stato indotto nelle settimane successive a rallentare la scelta, obbligato a più miti consigli imposti dai partiti di maggioranza, interessati a una spartizione e a mantenere equilibri interni molto precari in vista del dopo Conti.
Il Sindaco, con la distribuzione di alcune sue deleghe, tenta così, in antitesi ai partiti che lo sostengono, di garantire un futuro alla sua lista civica e lanciare la potenziale candidatura di successione dell'assessora Scarpa, attribuendole deleghe importanti come PNRR, stadio, navigabilità dell'Arno, tutti temi su cui, nei prossimi mesi, si giocherà una notevole visibilità con le scadenze dei progetti e i conseguenti tagli di nastro, la ripresa delle trattative con il Pisa SC sul futuro dello stadio e le prospettive di sviluppo della tanto declamata Pisa navigabile, fino ad oggi rimasta nel cassetto. L'assessorato del fedelissimo Sikera (Pisa al Centro) al posto di Porcaro, va quindi a rafforzare e sostenere questa ipotesi di candidatura. Inoltre, affidando la delega alla sicurezza e alla Polizia municipale all'assessora Bonanno della Lega, Conti tenta di uscire dall'angolo in cui ha cercato di rifilarlo la destra dura e pura del vannacciano Ziello (in odore di nuovo partito?) e dell'altro ambizioso candidato sindaco, il consigliere Petrucci, entrambi reduci da una camminata flop sulla sicurezza in via Cattaneo che aveva il solo obiettivo propagandistico di scaricare sull'ala governista dei rispettivi partiti (Lega e FdI), e su Conti in primis, il fallimento di promesse per una Pisa sicura che tutti erano consapevoli di non poter mantenere. Un'auto-accusa di fallimento della destra sul cavallo di battaglia della Lega in campagna elettorale che è divenuto il classico cerino in mano che conviene non tenere.
A riguardo, devastante la coincidenza nell'assessora Bonanno, leghista, delle deleghe su sociale e casa con quelle di sicurezza e gestione di Polizia Municipale (che già aveva governato male in passato e senza risultati con ripetuti cambi di Comandanti), che rafforzeranno una l'impostazione securitaria del sociale e della vita nei quartieri.
Di questi regolamenti di conti interni ne fanno le spese, oltre che i cittadini, le assessore Gambini (FdI) sostituita da Del Rosso (fedelissima di Latrofa che a distanza di km dal Porto di Civitavecchia continua a dire la sua), e Porcaro (Pisa al Centro) al posto del suddetto Sikera.
Le conseguenze travalicano per altro la Giunta con il passaggio al gruppo misto di Niccolai (FdI) che, con un atto di accusa pubblica, denuncia tutta la sua delusione umana e personale ancor prima che politica.
Rimangono stracci in terra. Una giunta debolissima la cui composizione è il frutto di meri incarichi di equilibrio politico, in cui i requisiti di competenza sono per lo più da considerarsi eventuali e secondari e la cui assenza non di rado imbarazza gli uffici. Inoltre, le nuove nomine e redistribuzioni di deleghe spostano l'amministrazione ancora più a destra, archiviando ormai il travestimento civico di Conti e delle sue liste.
Pisa nel frattempo è più insicura, non ha servizi adeguati per l'infanzia e le famiglie, le politiche sociali ed abitative vivono nell'incertezza del futuro e dei tagli all'orizzonte, il commercio è in difficoltà, lo sviluppo economico e dei lavori pubblici sono rallentati, la gestione della cultura è a dir poco provinciale e interpretata come luogo di occupazione di spazi politici.
Ecco perché torniamo a rilanciare l'urgenza assoluta di un coordinamento di tutte le forze di centrosinistra, civiche e politiche per l'alternativa.
Dobbiamo aprire una stagione completamente diversa, all'altezza della storia e delle ambizioni legittime dei nostri concittadini: una città più sicura e più giusta, a misura di famiglie e di giovani, che si prenda cura anche di chi è in difficoltà, sostenibile, vitale, partecipata.
Ha scritto Alessandra Nardini, assessora regionale del Partito Democratico.
"È arrivato il rimpasto. Dopo mesi di litigi, il Sindaco di Pisa ha provato ad accontentare la sua coalizione con un giro di poltrone, senza un'analisi reale dello stato della città.
Flop sulla sicurezza, il cavallo di battaglia della destra, mancanza di adeguate politiche culturali e abitative, zero attenzione alle povertà e al disagio sociale, ludoteche chiuse, politiche educative e scolastiche mai al centro dell'impegno di questa Amministrazione, mancanza di consapevolezza delle enormi potenzialità della città come luogo di conoscenza, ricerca e innovazione, scarsissima attenzione ai bisogni delle studentesse e degli studenti universitari, attività commerciali in difficoltà, nessuna vera programmazione economica per il futuro, senza parlare della totale mancanza di visione rispetto all'area pisana e alla Costa.
Pisa è ferma. Lo è la coalizione che la governa, tutta concentrata sugli equilibri del dopo-Conti. Non è poi un caso che la Lega abbia preteso di riprendere delega alla sicurezza, dopo la surreale passeggiata sul tema promossa dal deputato vannacciano Ziello e dal consigliere regionale meloniano Petrucci, che hanno così autodenunciato il fallimento della loro coalizione che è sotto gli occhi di tutti tra aggressioni, furti e atti criminosi. Proprio la sicurezza, su cui avevano puntato tutto in campagna elettorale. Ridarla alla Lega, con gli evidenti fallimenti locali e nazionali su questo fronte, è veramente voler male alle pisane e ai pisani.
La Giunta si sposta ancora più a destra e tutto questo evidenzia che la stagione di Conti e del suo finto civismo sta finendo e che è urgente rilanciare il progetto di un centrosinistra unito e credibile, per presentare l'alternativa a questa destra immobile che, dopo qualche cantiere del primo mandato avviato grazie al PNRR e ai soldi lasciati dalle Amministrazioni precedenti, oggi evidenzia un vuoto politico e amministrativo totale.
Serve aprire una nuova stagione. Conti e la destra lo sanno bene e provano maldestramente ad evitarlo con un giro di poltrone assolutamente non nell'interesse della città ma della loro mera autoconservazione".


