Takeda Pisa, Filctem e Nidil Cgil contestano l'accordo sugli incentivi all'esodo

Politica
PISA e Provincia
Martedì, 22 Settembre 2026

I sindacati non firmano l'intesa per i lavoratori somministrati e chiedono certezze su tempi, importi e continuità occupazionale

Nuovo passaggio nella vertenza dello stabilimento Takeda di Pisa.

Filctem Cgil e Nidil Cgil spiegano le ragioni della mancata firma dell'accordo sugli incentivi all'esodo per il personale somministrato, sottoscritto dall'azienda, da Adecco e dalle categorie Cisl Felsa e Femca.

Secondo la Cgil, l'intesa non fornirebbe sufficienti garanzie sulle somme riconosciute e sulle date di cessazione dei rapporti di lavoro.

Le due organizzazioni sindacali criticano inoltre le modalità con cui si è arrivati all'accordo prima dell'ultimo incontro del tavolo di crisi della Regione Toscana, chiedendo il ricorso agli ammortizzatori sociali e una nuova discussione delle condizioni previste dall'intesa.

 

Hanno scritto Alessandro Conforti (segretario generale Filctem Cgil Pisa) e Damiana Fiamingo (segretaria generale Nidil Cgil Pisa).

Filctem CGIL e Nidil CGIL di Pisa ribadiscono le ragioni della mancata firma sull'accordo per l'incentivo all'esodo dei lavoratori somministrati, sottoscritto unilateralmente da Takeda ed Adecco con la sola Cisl nelle rispettive categorie Felsa (per i lavoratori somministrati) e Femca (per i lavoratori diretti), e voluto con forza da entrambi le parti, prima dell'ultima convocazione del tavolo di crisi in Regione Toscana previsto da tempo per il 18 settembre scorso.

Non lo abbiamo firmato, e non potevamo firmare, perché questo accordo separato, così come è stato formulato, potrebbe rappresentare una cambiale in bianco sulla pelle del personale in staff leasing, già duramente colpite dall’improvvisa scelta di cessazione di tutti i rapporti di lavoro in somministrazione.
Ai lavoratori viene chiesto di sottoscrivere, oggi, la non opposizione alla cessazione della missione, rinunciando a ogni rivalsa futura a tempo indeterminato, a fronte di una cifra teorica non certa e di una data di cessazione del tutto indefinita, collocata in un arco temporale fin troppo elastico che va dal 30 settembre 2026 a fine marzo 2028. È un ricatto che non garantisce né il reddito né la continuità lavorativa. Infatti la cifra determinata con parametri molto stringenti di calcolo in base alla retribuzione annuale del singolo dipendente, potrà subire decurtazioni in base all’assenza della lavoratrice o del lavoratore dal momento della firma (e quindi di tutte le rinunce verso Takeda ed Adecco) e fino alla cessazione del rapporto di lavoro che verrà comunicato solo successivamente.

La CGIL aveva avanzato proposte chiare ed eque: apertura immediata degli ammortizzatori sociali come unico e reale strumento di tutela per garantire la continuità sia occupazionale che della produzione nel sito di Ospedaletto, e superamento delle criticità dell'accordo per l'incentivo all'esodo, chiedendo di ridiscuterne i termini all'interno della sede legittima del Tavolo Regionale, con richiesta di inserire nell’accordo la data certa e definita da subito del rapporto di lavoro ed un incentivo economico fisso calcolato in base alle rinunce del lavoratore e non alla sua possibilità di prestare l’attività lavorativa fino alla scadenza della missione determinata solo in base alle necessità aziendali.

Il Tavolo di Crisi della Regione Toscana si è caratterziato nel tempo come uno strumento fondamentale e autorevole di mediazione, capace di governare e risolvere le vertenze industriali più complesse del territorio ed anche in questo caso stava svolgendo il suo ruolo nella ricerca di soluzioni condivise e di buon senso.

Nella vicenda Takeda, tuttavia, il ruolo di questa istituzione è stato pesantemente svilito dall'azienda e dalla Cisl. Entrambe le parti ne hanno disconosciuto nei fatti l’importanza e la legittimità: arrivando in Regione con un accordo già sottoscritto e di fatto rifiutando qualsiasi modifica all'accordo siglato, ma negando persino la disponibilità a redigere una dichiarazione integrativa proposta dalla Regione Toscana nel vano tentativo di tenere le parti dentro un percorso condiviso. Un atto che avrebbe potuto migliorare le condizioni di accesso all'accordo da parte dei lavoratori e, quantomeno, distendere le relazioni sindacali.

Questa totale chiusura da parte di Takeda risulta ancora più inaccettabile e provocatoria all'indomani della sentenza del Tribunale di Pisa, che ha visto Nidil e Filctem CGIL trionfare nel ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, con la condanna della multinazionale per condotta antisindacale.
Invece di cogliere la pronuncia del giudice come un segnale per ripristinare corrette relazioni industriali e rispettare i diritti dei lavoratori, l'azienda ha scelto la via della rottura e del depotenziamento dei tavoli pubblici.

Filctem e Nidil CGIL di Pisa, oltre a ribadire la contrarietà a scelte aziendali che scaricano sui lavoratori il costo delle delocalizzazioni, auspicano che la Regione Toscana faccia valere il peso delle proprie istituzioni contro chi ne calpesta il ruolo di mediazione ed auspica che le lavoratrici ed i lavoratori diretti di Takeda sappiano scegliere in scienza e conscienza chi li dovrà rappresentare nei prossimi tre anni avendo già programmato per i primi giorni di ottobre le elezioni per il rinnovo delle RSU interne.

 

 



 

redazione.cascinanotizie