Quando all'Abetone arrivò la Morace
…e quando Patrizia Sberti conquistò la prima pagina della Gazzetta dello Sport. L'ultimo viaggio nella storia del Pisa femminile è anche un album di volti, personaggi e ricordi di una squadra arrivata fino ai vertici della Serie A
Ci eravamo lasciati andando indietro nel tempo, fino agli anni del Pisa Stilmotor. Stavolta facciamo il percorso contrario e torniamo verso un passato più vicino. Quello del Pisa Fotoamatore, della Serie A, delle grandi campionesse che arrivavano all'Abetone e di una squadra che, per qualche stagione, riuscì davvero a stare tra le migliori d'Italia.
È anche l'ultima tappa del nostro viaggio nella storia del calcio femminile pisano. E allora, più che continuare a mettere in fila campionati, risultati e classifiche, abbiamo pensato di aprire ancora una volta il vecchio album delle fotografie. Perché dietro quella squadra c'erano soprattutto persone: calciatrici, allenatori, presidenti, dirigenti, collaboratori. Alcuni molto conosciuti, altri rimasti inevitabilmente un po' più nell'ombra. Tutti, però, protagonisti di una storia durata quasi vent'anni.
Dallo spareggio di Lanuvio alla Serie A
La grande scalata del Pisa nella piramide del calcio femminile culminò il 1° maggio 1994, nello spareggio di Lanuvio contro il Gravina in Puglia. La vittoria consegnò alle nerazzurre la promozione nella massima serie.
Da quel momento arrivarono sette partecipazioni consecutive alla Serie A, dal 1994-95 al 2000-01. E non furono certo presenze da semplice comparsa.
Il punto più alto arrivò nel 1997-98, quando il Pisa concluse il campionato al terzo posto dopo aver lottato a lungo con Modena e Cascine Vica addirittura per la vetta della classifica. Un risultato straordinario, e non isolato: due stagioni più tardi, nel 1999-2000, le nerazzurre chiusero nuovamente terze, questa volta alle spalle di Torres e Milan.
Per qualche anno, insomma, Pisa fu davvero una delle capitali italiane del calcio femminile.
Quel giorno all'Abetone arrivò Carolina Morace
E veniamo alla fotografia dalla quale abbiamo scelto di partire.
È il 21 dicembre 1996 e al campo dell'Abetone arriva il Modena. Ma soprattutto arriva lei, Carolina Morace, il nome che in quegli anni rappresentava più di ogni altro il calcio femminile italiano.
Pisa-Modena finì 1-5 e proprio Morace realizzò la quinta rete della formazione emiliana. Ma quella partita rimase negli archivi anche per un altro dato: 335 spettatori paganti e un incasso di 2 milioni e 905mila lire, record di presenze per l'Abetone.
Nella foto che abbiamo scelto per accompagnare questo articolo Morace è insieme al presidente Luciano Berretta. In un'altra immagine di quella giornata la campionessa stringe invece la mano a Patrizia Murgo, dopo uno scontro di gioco.
Sono fotografie che oggi raccontano forse più dei numeri: una delle più grandi calciatrici italiane di sempre su un campo pisano, davanti a centinaia di persone venute a vedere una partita di calcio femminile.
Ma poche settimane più tardi sarebbe stata proprio una giocatrice del Pisa a prendersi la scena nazionale.
Otto gol. E Patrizia Sberti finì sulla Gazzetta
L'11 gennaio 1997 Carolina Morace aveva realizzato sette reti nel 10-0 del Modena sul Calendasco.
Sembrava già qualcosa di difficilmente ripetibile.
Poi arrivò il 1° marzo 1997.
All'Abetone si giocava Pisa-Verona. Il risultato finale fu 13-0, ma dentro quel risultato ce n'era un altro ancora più incredibile: otto reti di Patrizia Sberti.
Tre nel primo tempo. Cinque nella ripresa.
Otto gol nella stessa partita, uno in più dei sette messi a segno da Morace poche settimane prima.
La notizia travalicò immediatamente i confini pisani. Ne parlarono i giornali locali, naturalmente, ma ne parlò anche la Gazzetta dello Sport, che richiamò l'impresa addirittura in prima pagina.
Ed è forse una delle immagini più belle dell'intera storia che abbiamo raccontato in questi articoli: una calciatrice del Pisa femminile che, grazie a otto gol segnati all'Abetone, riesce a conquistarsi uno spazio sulla prima pagina della “rosea”.
Berretta, Anconetani e quel Pisa costruito da tante persone
Ma una squadra capace di arrivare così in alto non vive soltanto delle sue calciatrici.
Una delle fotografie che pubblichiamo riunisce quattro personaggi che hanno avuto ruoli diversi ma importanti nella storia societaria: Galeno Bianchi, Romeo Anconetani, Luciano Berretta e Stefano Pellegrini.
Nel dicembre 1997 Luciano Berretta nominò Romeo Anconetani presidente onorario del Pisa femminile. Un incontro quasi naturale fra due storie profondamente legate ai colori nerazzurri.
Alla fine della stagione 1997-98, dopo contrasti con la Divisione Calcio Femminile, Berretta lasciò invece la presidenza. Al suo posto subentrò Galeno Bianchi, che già da tempo lo aveva affiancato nella conduzione societaria.
Accanto a loro c'era Stefano Pellegrini, segretario e dirigente, uno degli uomini della quotidianità di quella società.
E poi c'era la parte tecnica.
Alla guida della squadra Massimo Giovannelli, successivamente diventato direttore tecnico. Al suo fianco Massimo Corsini, allenatore dei portieri – allora li chiamavamo ancora così, prima che prendesse piede la definizione di “preparatore dei portieri” – e Antonio Mazzanti, ufficialmente dirigente accompagnatore, ma nei fatti anche prezioso collaboratore tecnico e viceallenatore.
E tra i personaggi che meritano di essere ricordati c'è sicuramente anche Libero Berretta, direttore sportivo della società che, nonostante il cognome, non aveva legami di parentela con il presidente Luciano.
E poi c'era Gabriele Cecchi...
Un discorso a parte lo merita Gabriele Cecchi.
Sulla carta era l'addetto stampa. Ma raccontare soltanto questo significherebbe raccontarne metà.
All'occorrenza diventava bigliettaio, segnarighe e tutto quello che serviva per mandare avanti una società nella quale, come spesso accade nello sport dilettantistico, i ruoli scritti sugli organigrammi contano molto meno della disponibilità a rimboccarsi le maniche.
Una di quelle figure che difficilmente finiscono nelle fotografie ufficiali o nei tabellini delle partite, ma senza le quali tante società semplicemente non potrebbero esistere.
E a distanza di tanti anni dobbiamo a Cecchi anche qualcosa di più: buona parte delle notizie, dei risultati, delle curiosità e dei piccoli particolari che ci hanno permesso di ricostruire questa storia.
Se oggi possiamo raccontarla con questa ricchezza di particolari, una parte del merito è anche sua.
I volti di una storia
Abbiamo quindi scelto di accompagnare quest'ultimo capitolo con molte fotografie.
Ci sono Daniela Ardeti, Jill Rutten, Monica Berretta, Michela Ulivieri e altre calciatrici incontrate lungo questo viaggio.
Ci sono dirigenti e collaboratori.
Ci sono immagini di squadra, fotografie recuperate da vecchi giornali e altre conservate per decenni negli archivi personali.
Non abbiamo – e non potremmo avere – la pretesa di mostrare tutti.
Qualche nome inevitabilmente mancherà, così come mancherà qualche fotografia. E forse qualcuno, guardando queste immagini, penserà ancora una volta: «Ma c'ero anch'io!».
È successo dopo gli articoli precedenti. Ed è stata proprio quella frase, ripetuta tante volte nei commenti e nei ricordi delle protagoniste di allora, a convincerci a tornare ancora sulla storia del Pisa femminile.
Perché quel «c'ero anch'io» non è una critica.
È forse il risultato più bello di questo nostro viaggio.
L'inizio della fine
Ogni favola, però, prima o poi arriva alla sua ultima pagina.
La stagione 2000-01 si concluse con un dignitoso nono posto in Serie A. Pochi giorni dopo la fine del campionato, però, la società annunciò la rinuncia all'iscrizione alla massima categoria, scegliendo di ripartire dalla Serie B.
Fu l'inizio della fine.
La stagione successiva si concluse con l'ultimo posto nel girone C: appena due punti conquistati sul campo, ai quali si aggiunse una penalizzazione di altri due punti, e la conseguente retrocessione nella Serie C regionale.
Alla soglia dei vent'anni di attività, la grande avventura del Pisa Calcio Femminile era praticamente arrivata al capolinea.
E se l'Abetone diventasse il campo “Luciano Berretta”?
Prima di chiudere questo lungo viaggio c'è però una storia rimasta, almeno fino a oggi, senza un finale.
Dopo la scomparsa di Luciano Berretta, il giornalista Antonio Scuglia si fece promotore di una proposta: intitolare proprio a lui il campo dell'Abetone, quello che per tanti anni era stato la casa del “suo” Pisa femminile.
L'iniziativa raccolse consensi e nacque anche un gruppo Facebook dal titolo quanto mai esplicito, “Luciano Berretta, un nome per uno stadio”. La proposta, però, non ebbe seguito.
Forse oggi, dopo tanti anni, potrebbe valere la pena riparlarne.
Non sta certo a noi decidere se e a chi debba essere intitolato un impianto sportivo pubblico. Ma una domanda possiamo porla: quale luogo sarebbe più adatto dell'Abetone per ricordare Luciano Berretta?
Fu lui, nel 1986, a dare vita alla prima vera squadra pisana di calcio femminile, accompagnandola in un percorso che dalle categorie inferiori la portò fino alla Serie A e ai vertici del calcio italiano. E proprio su quel campo sono passate generazioni di ragazze, si sono giocate partite rimaste nella storia e sono arrivate alcune delle più grandi calciatrici italiane.
Intitolargli l'Abetone non significherebbe soltanto ricordare un presidente.
Significherebbe, attraverso il suo nome, ricordare un'intera stagione dello sport pisano e tutte le donne che ne furono protagoniste.
Noi, molto semplicemente, rilanciamo quella proposta.
Ma le fotografie restano
Restano però le immagini.
Restano quelle maglie.
Restano i campi polverosi, l'Abetone pieno per vedere Carolina Morace, lo spareggio di Lanuvio, gli otto gol di Patrizia Sberti, i terzi posti in Serie A.
Restano Luciano Berretta e Galeno Bianchi. Massimo Giovannelli e i suoi collaboratori. Gabriele Cecchi e tutti quelli che facevano un po' di tutto. E soprattutto restano le ragazze.
Quelle che arrivarono fino alla Serie A e quelle che giocarono nelle categorie inferiori.
Quelle che rimasero per tante stagioni e quelle che passarono da Pisa soltanto per un anno.
Le titolari, le riserve, le campionesse e quelle delle quali oggi è persino difficile recuperare una fotografia.
Quasi vent'anni di calcio femminile pisano non possono stare dentro cinque articoli.
Ma forse questi cinque articoli sono serviti almeno a una cosa: riaprire un vecchio album che da troppo tempo era rimasto chiuso.
E se qualcuno, sfogliandolo, si è riconosciuto in una fotografia, ha ritrovato il nome di una vecchia compagna o ha semplicemente esclamato ancora una volta «ma c'ero anch'io!», allora probabilmente ne è valsa la pena.
Nella galleria fotografica in fondo all'articolo un po' di "ricordi" dal passato.
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